MAKAM “Ezeregyéjszaka (Mille e una notte)”

Fono Records ZPCD020, CD, 2017

di Alessandro Nobis

I Makàm di “Approaches” (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/04/10/suoni-riemersi-makam-ensemble-kozelitesek-approaches/) non esistono più da molto tempo; non sono più quelli che qui vennero definiti “gli Oregon danubiani”, di quel gruppo resta il timoniere, chitarrista e compositore Zoltan Krulik che guida il gruppo verso sentieri musicali che seppur intrisi sempre in misura minore di sfumature sonore del lontano Oriente (nel gruppo degli esordi ascrivibili soprattutto a Szabolc Szoke e Peter Szalai che non fanno più parte del gruppo da parecchi anni ormai) hanno assunto la struttura della forma canzone. Non sono migliori o peggiori dei Makam degli esordi, sono solamente diversi. E quindi si rende necessario affrontare questi nuovi lavori senza troppi riferimenti al passato, in modo da apprezzare pienamente le composizioni che il chitarrista e compositore budapestino Krulik Zoltan propone. Questo lavoro è a mio avviso uno dei più riusciti del gruppo, con tre brani costruiti attorno alle liriche di Petofi Sandor, poeta ed una delle figure cardine della rivolta del 1948 guidata da Lajos Kossuth, una vera e propria “primavera magiara” che per quale mese portò alla costituzione di una stato magiaro libero dagli Asburgo che con forza e successo represse con la forza (vi ricorda niente questo?).

makam-ezeregyejszaka

La musica, suonata con strumenti acustici a parte l’elegante basso fretless di Attila Boros, si ascolta molto volentieri, con le melodie ed i ritmi che gli estimatori di Krulik ben conoscono ed apprezzano; “Egi Tunder” con la voce della violinista Barbara Kuczera e la dolcissima ballad “Hat Haiku” con un bel solo di Janos Korényl, ma soprattutto i brani con i testi di Petofi (“Le stelle cadranno” ovvero “A csillagok Lehullanak”, “Petofi Blues” e “Siamo Lontani”, “Mi messze”) che riportano ai nostri giorni le lotte di indipendenza del popolo magiaro son quelli che più mi sono piaciuti e che più ho riascoltato, nonostante la lingua sia veramente ostica per noi non-magiari. Un gran bel lavoro pubblicato dalla Fono Records di Budapest che sta cercando di proseguire il lavoro della leggendaria Hungaroton che ebbe il grande merito di far conoscere la musica ungherese in tutte le sue sfaccettature e fasi storiche.

Oggi, con Zoltan Krulik, fanno parte del Makam Egyuttes Bori Magyar alla voce, i già citati Barbara Kuczera e Attia Boros oltre a Laszlo Keonch alle percussioni. Nella discografia dei Makam segnalo il primo lavoro, quello con i Kolinda e “Szerelem” del 2016.

www.makam.hu

 

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