MISSING IN ACTION: SUONARE A FOLKEST 2018, La Fontana ai Ciliegi. 1 e 2 febbraio 2018

MISSING IN ACTION: SUONARE A FOLKEST 2018, La Fontana ai Ciliegi. 1 e 2 febbraio 2018

MISSING IN ACTION: SUONARE A FOLKEST 2018, La Fontana ai Ciliegi. San Pietro in Cariano, 1 e 2 febbraio 2018

E per oggi i “Missing in Action” sono due. Ora basta eh!

di Beppe Montresor

Oggi la folk music non ha più sul grande pubblico l’impatto culturale e sociale goduto, nel secondo dopoguerra fino agli anni ’80. Il pubblico che continua a seguirla è di nicchia, pur non essendo diminuita la qualità delle proposte nell’ambito della musica popolare tradizionale che, per sua natura è espressione intima, quasi fisiologica dell’animo umano. Un po’ come la canzone d’autore – con la quale spesso si intreccia in quel che chiamiamo folk d’autore – la folk music può conoscere momenti di maggior o minor diffusione commerciale, ma rimarrà sempre viva. E’ importante, comunque, sostenerne la voce, e in questo senso è altissima la valenza di “Suonare@Folkest”, vetrina di selezione di gruppi che parteciperanno in estate all’edizione 2018 di “Folkest”, e si svolge, per il Triveneto, giovedì 1 e venerdì 2 febbraio alle 21 (ingresso libero) alla Fontana ai Ciliegi di San Pietro in Cariano, da alcuni anni sede privilegiata della manifestazione. “Folkest” è, dal 1979, il festival italiano più celebrato di estrazione folk: nella sua storia ha ospitato tra i tanti Alan Stivell, Donovan, Fairport Convention, Joan Baez, Noa, Los  Lobos, Bob Dylan, David Byrne, Jacqui McShee’s Pentangle, Klezmatics, James Taylor, Inti Illimani,  Michelle Shocked, Mark Knopfler. Accanto ai nomi di richiamo internazionale, ogni anno il festival riserva spazio ad artisti emergenti selezionati con “Suonare@Folkest”, serie di eliminatorie con esibizioni live in diversi club italiani, dopo una precedente selezione operata sulla base del curriculum e del materiale inviato da ogni gruppo alla commissione esaminatrice. Tre le band che si disputeranno due posti alla Fontana giovedì 1 febbraio. Almakantica è un ensemble di ben nove musicisti di diversa provenienza (Sicilia, Veneto, Puglia, Campania), e conseguentemente il loro linguaggio musicale è di origine mediterranea…di esportazione, visto che il gruppo si è conosciuto e formato a Padova, tanto che la sua precedente denominazione era Pizzica Patavina. The Famous Python’s Foot è un trio, anch’esso padovano, sviluppatosi dalla preesistente folk band Lake District. Spaziano, tra pezzi tradizionali e originali, su un folk acustico ad ampio raggio: Irlanda, Bretagna, Galizia, Bulgaria, Brasile. Il polistrumentista del trio, Francesco Mattarello (caratterista la sua chitarra Dadgad in accordatura aperta) fa anche parte degli Ajde Zora, musica zingaro-balcanica. La Taverna Umberto I, infine è invece un duo di fratelli siciliani provenienti dalla splendida città di Piazza Armerina. Fanno folk cantautorale, “Passo dopo passo” il loro primo album in uscita. Venerdì 2, sempre per “Suonare@Folkest” 2018, si esibiranno alla Fontana i Terradimezzo e la Contrada Lorì, entrambe band veronesi, già ammessi al Folkest Festival di luglio.

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MISSING IN ACTION: NEW EAR’S EVANS AL COHEN, Verona

MISSING IN ACTION: NEW EAR’S EVANS AL COHEN, Verona

MISSING IN ACTION: NEW EAR’S EVANS AL COHEN, Verona

Purtroppo mi tocca ancora una volta dare volentierissimamente spazio ad uno scritto di Beppe Montresor che segnala il concerto di stasera al Cohen, articolo “Missing in Action”, appunto.

Di Beppe Montresor

New Ear’s Evans è il nome del trio protagonista dell’appuntamento con il “Jazz Club” al Cohen di via Scarsellini giovedì 1 febbraio. S’intuisce dunque come obiettivo del gruppo, classicamente un trio, sia un differente approccio alla poetica di Bill Evans, pianista/compositore tra i più influenti e originali protagonisti del jazz moderno, scomparso prematuramente – a soli cinquant’anni – nel 1980. New Ear’s Evans è formato da Giacomo Papetti al contrabbasso, Emanuele Maniscalco al pianoforte (entrambi bresciani), e il veronese Nelide Bandello alla batteria, ma per questa occasione il trio si ridurrà ad un duo.

Bill Evans lasciò il primo grande segno nella storia jazz partecipando alle sessioni dello storico album “Kind of Blue” di Miles Evans nel 1959. Espresse al massimo il lirismo unico del suo pianismo in trio, in particolare quello con Scott LaFaro al contrabbasso e Paul Motian alla batteria. Sue composizioni e interpretazioni come “Blue in Green”, “Waltz for Debbie” o “I Do It For Your Love” sono assurte allo status di grandi classici del jazz. Maniscalco Patetti e Bandello “affondano le mani in un repertorio incantevole a lungo interiorizzato, lo lasciano riaffiorare come un plasma mnemonico…lo sbrandellano, lo ripensano, lo ritessono”. Inizio alle 21,30.