LA NEVE / DOTA “Lidenbrock”

Manitù Records, CD 2017

di Alessandro Nobis

Nel 1974 ci aveva provato il tastierista degli Yes, Rick Wakeman, a portare in musica uno dei capolavori della letteratura fantastica di metà Ottocento, quel “Viaggio al Centro della Terra” che, pubblicato nel 1864, affascinò ragazzi e uomini di numerose generazioni; un lavoro, quello di Wakeman, appesantito a mio avviso da arrangiamenti ridondanti che coinvolgevano un gruppo rock ed un’orchestra sinfonica nonostante la bontà della musica scritta. Mi risulta che Wakeman sia stato l’unico musicista a cimentarsi con quel testo di Jules Verne, a parte naturalmente il sassofonista Alberto La Neve e la vocalist di Fabiana Dota che hanno pubblicato qualche mese or sono questo “Lidenbrock”, un lavoro che si fa ascoltare molto piacevolmente per le soluzioni musicali scelte per cercare di illustrare attraverso la musica questo viaggio al centro della Terra del Professore tedesco; ricordiamo che Otto Lidenbrock ebbe l’idea di compiere questa avventura grazie alla scoperta di un manoscritto in runico scritto da Arke Saknussen e che, una volta entrato in un vulcano islandese, dopo mille peripezie uscì da un altro vulcano ben lontano, lo Stromboli.

La suite composta da Alberto La Neve si compone di 4 movimenti (“Dèpart”, “Islande”, “Sneffels” e “Retour”) nei quali la combinazione tra strumenti acustici (il sassofono e la voce, cantata e recitata) e l’elettronica trova sempre il suo equilibrio rendendo omogeneo e continuo il filo del racconto musicale e lo spirito che permea “Lidenbrock”. Anche perché la composizione di questo duo è cosa tutto sommato rara in ambito jazzistico, e non solo (mi è venuta in mente la coppia Surman / Krog) e translare in musica un testo letterario non deve essere cosa facile: occorrono idee, capacità tecnica e di dialogo, immaginazione, i giusti compagni di viaggio, un certo gusto per l’improvvisazione e la conoscenza delle potenzialità dei marchingegni elettronici che vanno tenuti “a debita distanza”. “Lidenbrock” ha tutte queste caratteristiche, ma soprattutto il suo ascolto ti fa venir voglia di riprendere in mano il libro di Verne e di rileggerlo, con gli occhi di adulto.

Ben fatto.

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