MIKE BLOOMFIELD “Live at the Bottom Line New York 1975”

MIKE BLOOMFIELD “Live at the Bottom Line New York 1975”

MIKE BLOOMFIELD “Live at the Bottom Line New York 1975”

KLONDIKE RECORDS, CD, 2017

di Alessandro Nobis

Considero personalmente – e sono certo di essere in buona compagnia – Mike Bloomfield come il più significativo chitarrista bianco di blues elettrico espresso dalla storia della musica afroamericana d’oltreoceano; questo nonostante nella sua pur corposa discografia non si trovino registrazioni in studio pari alla sua classe straordinariamente cristallina. Ed anche lo stesso chitarrista di San Francisco racconta in un’intervista all’interno di “If you like these blues; an oral biography”, volume con CD curato da Jan Mark Wolkin e Bill Keenan stampato nel 2000: “Dopo l’esperienza di KGB avevo l’esigenza di fare qualcosa di puro, di integro, così registrai If you like these blues, Play ‘em as you please per il Guitar Player Magazine. So che questo è stato il mio miglior disco. Sono io al meglio delle mie possibilità. E’ solamente chitarra blues, questo è tutto quello che posso dire.” A questo, modestamente, aggiungerei Supersession (la versione senza sezione fiati, come avrebbero dovuto essere pubblicate, ed anche “I’m with you always”, oltre a naturalmente alle sue “zampate“ nei primi episodi del Dylan elettrico della metà dei Sessanta ed in quella di “Fathers and Sons” di Muddy Waters.

Le registrazioni live invece restituiscono alla storia del blues in modo molto più evidente la cifra stilistica di Bloomfield (“Live Adventures”, il postumo “Live at the Old Walford” per fare due esempi), e questo CD, per la cui esistenza va un grande grazie alla stazione FM WLIR che lo mandò in onda conservando poi la registrazione, dà un’ulteriore conferma del livello di improvvisazione con il suo stile influenzato – tra gli altri – da Albert King con lunghi soli e presenta un Bloomfield in ottima forma – e sappiamo quanto siano stati devastanti l’alcol e le sostanze stupefacenti su di lui – con una band di tutto rispetto formata dai vecchi amici Mark Naftalin e Nick Gravenites, George Raines e Roger Jellyroll Troy. E allora godiamoci “How Long Can This Go On?” di Earl Hooker, un altro dei “preferiti” del chitarrista, “Orphan’s Blues” di Robert Brown e la notevole rilettura di un brano scritto da Nick Gravenites, “Buried Alive with the Blues” originariamente composto per i Big Brother e Janos Joplin ma mai incisa, purtroppo, dalla cantante texana.

Un ottimo live, con una dignitosa pulizia di suono, che consiglio a quanti abbiano già il già citato live al Waldorf e “The Lost Concerto Tapes” del 1968.

 

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