QUARTETTO 19 “Narra fantasmi”

QUARTETTO 19 “Narra fantasmi”

QUARTETTO 19 “Narra fantasmi”

Splasc(h) Records, 2017

di Alessandro Nobis

Una delle etichette più longeve (fondata nel 1982 dal lungimirante Peppo Spagnoli) ed attente soprattutto al jazz italiano, la Splasc(h), pubblica in queste settimane il primo lavoro del Quartetto 19 ovvero Nicola Cattaneo e Franco Cortellessa (chitarre), Alessandra Marchese (violoncello) e Giorgio Muresu (basso) con i quali hanno collaborato, in veste di ospiti, il quartetto vocale Nova Vox, il violino di Emanuele Parrini, l’oboe di Pietro Corna e la voce di Alessandra Lorusso.

20108527_1553742728022770_6137971379459995876_n.jpgUn disco che trovo difficile collocare da punto di vista stilistico, anzi mi correggo: ognuno vi potrà trovare i riferimenti storico musicali che ritiene più vicini alla propria sensibilità, e questo lo ritengo senz’altro uno dei pregi della musica contenuta in “Narra fantasmi”, composta prevalentemente dai due chitarristi e che ho trovato, il primo aggettivo che è venuto in mente, da subito “intrigante”, e che personalmente mi sembra molto più vicina ai canoni compositivi della classica del Novecento ed alla scuola improvvisativa europea che alla tradizione popolare della quale si fa oggi largo uso come fonte anche solo d’ispirazione. Non sono un musicista né tantomeno un musicologo ma come dice un mio caro amico mi ritengo un semplice “cronista”, quindi mi lascio andare alle emozioni e sensazioni che questo lavoro mi ha saputo dare durante l’ascolto.

Il lungo ed articolato brano d’apertura, quello che dà il titolo al disco, è forse anche quello che sembra ad un primo ascolto il più ostico da affrontare; l’inizio polifonico, l’ingresso della chitarra e del violoncello che poi accompagna in solitudine il “protocanto” al quale segue l’haiku “Narra fantasmi”, tutta la costruzione del brano – mi è sembrato – è una successione di parti scritte e di parti invece improvvisate. La lunga suite (25 minuti) “Canaria” – di Nicola Cattaneo – suddivisa in quattro movimenti (“El mar”, “Calima”, “Piedras Negras” e “Viento”), si ascolta tutta d’un fiato e poi si riascolta cercando di non perdere nessuna delle note che la compongono; gli arrangiamenti, i volumi, il suono d’insieme, le melodie, l’haiku declamato da Alessandra Lorusso nel secondo movimento mi hanno decisamente affascinato. “Memomon”, la composizione di Franco Cortellessa che chiude il disco, parte e si conclude con un duetto “barocco” di oboe e violoncello per lasciare lo spazio centrale ad un bell’intervento in quartetto delle due chitarre con il violino ed il violoncello.

Sicuramente un quartetto ed un repertorio di rara bellezza, naturalmente a mio modesto avviso.

Un plauso alla Splasc(h) che ha creduto in questo progetto.