ISTAMPITTA “Danses Florentines du Trecento”

ISTAMPITTA “Danses Florentines du Trecento”

ISTAMPITTA “Danses Florentines du Trecento”

ALPHA CLASSICS CD, 2003, ristampa 2017

di Alessandro Nobis

Queste nove “Istampitte” appartenevano alla fine del XIV° secolo ad una sconosciuta famiglia nobile fiorentina e, chissà per quali vie e vicende, arrivarono al British Museum di Londra, dove tuttora sono conservate; erano danze tramandate oralmente dal XII° secolo, e di esse ne esistono parecchie interpretazioni riportate su disco, sia ad opera di musicisti legati al mondo classico che  tradizionale, soprattutto inglese. Henri Agnel, suonatore di liuto arabo e di cittern, è di nascita francese ma è vissuto molto in Marocco, dove ha assimilato suoni e musica del mondo arabo andaluso; questa sua frequentazione e questo suo vivere due mondi culturali e musicali così diversi lo ha portato a sviluppare una modalità di esecuzione di queste danze medioevali del tutto originale, interpretandole in modo “libero” – in realtà sui manoscritti medioevali le indicazioni non sono proprio restrittive – affiancando ai suoi strumenti altri come l’indiano ghatam ed il brasiliano udu – percussioni vasiforme -, lo zarb iraniano, il quinton – violino a cinque corde ed il bansura – flauto di canna indiano. Come si vede una lettura ad ampio respiro, quella di Agnel, che lascia aprire le nove danze a brevi interventi solistici degli strumenti usati nella registrazione e suonati da Michael Nick, Herni Tournier, Djamchid Chemirani e Idriss Agnel.

L’ascolto si rivela incredibilmente affascinante e rivelatore di un mondo musicale che – sebbene siano passati settecento anni – si conferma fresco, vivo, attuale e tutt’altro che assimilabile ad un intoccabile e sepolto mondo da tenere nelle teche. Un repertorio che lascia – se lo si vuole – ampia libertà esecutiva, della quale Henri Agnel e i suoi compagni ne godono – e fanno andare in sollucchero chi l’ascolta – pienamente.

 

CHIARA PAPA “(Donne)”


CHIARA PAPA “(Donne)”


CHIARA PAPA “(Donne)”

DODICILUNE / FONOSFERE, CD, 2017

di Alessandro Nobis

Un disco monografico. Un disco dedicato alle donne da una donna. Musica che trasuda sincerità, amore verso il repertorio della tradizione, qualunque essa sia e da dove provenga. Nove storie di donne narrate da una voce suadente accompagnata da una strumentazione minimale supportata da un sapiente e mai invasivo uso delle sovraincisioni: Chiara Papa racconta con il suo canto e suona dulcimer, chitarra ed ukulele in modo essenziale (ma non banale), come una vera folksinger sa fare, porgendo queste storie con delicatezza e passione. Qui ho trovato le tradizioni delle diaspore sefardita e di quella arbëresh in Italia, del centro e sud America, della lontana Russia, d’Albania e della Catalunya; ho trovato la nostalgia della terra madre (“Bukura More” significa “Bellissima More”, “Ti lasciai/ e mai tornai / Di là ho mio padre / Di là ho la mia madre / Di là c’è mio fratello”), lo sfruttamento (“Duerme Negrit”, “Devi lavorare anche se non sei pagata / Anche se ti è morto qualcuno / Anche se sei malata”), il medioevo catalano (“El Testament d’Amelia”, la regina che gelosa della propria figlia l’avvelena), l’abbandono forzato della propria terra e la rassegnazione di dover morire altrove (“Arvoles Lloran por Lluvia”, tradizione sefardita).

Ho trovato infine tanta, ribadisco, sincerità ed anche semplicità – che sarà sicuramente ancora più evidente dal vivo – nel proporre questi repertori al pubblico degli addetti ai lavori ma soprattutto a chi non li conosce, ed in questo mi sembra di poter segnalare la potenza didattica e l’attualità di questo “Donne”, considerato che le tematiche affrontate sono a tutt’oggi purtroppo attualissime.

 

BAD BLUES QUARTET “Bad Blues Quartet

BAD BLUES QUARTET “Bad Blues Quartet

Recensire un disco di blues elettrico, per di più italiano, a due giorni dalla scomparsa del chitarrista Rudy Rotta non è per me facile, visto che lo conoscevo da molti anni ed avevo sempre apprezzato la sua musica e la sua generosità sul palco. Gli voglio dedicare quindi questo articolo. Credo avrebbe apprezzato il BBQ.

BAD BLUES QUARTET “Bad Blues Quartet

AUTOPRODUZIONE CD, 2017

di Alessandro Nobis

Bad Blues Quartet è una formazione cagliaritana – e quindi non c’è solo Andrea Cubeddu nel blues isolano – che propone un vigoroso e sanguigno blues elettrico nel segno di quello d’oltreoceano. Mettete nel lettore il CD e ascoltate subito i quattordici minuti di “Me and My David’s Blues” e capirete quello che sto dicendo, slow blues di ottima fattura con i fantasmi di Steve Ray Vaughan e del migliore “Southern Rock” che vanno e vengono nel vostro salotto; Federico Valenti e la sua chitarra la sanno lunga, hanno imparato bene la lezione dei grandi chitarristi e con i suoi compagni di viaggio – Simone Arca al basso, Frank Stara alla batteria e l’incisiva e convincente voce di Eleonora Usala – ha saputo dare vita a questo davvero buon lavoro d’esordio.

Poi si rimette il cd dall’inizio, nell’ordine concepito dai quattro ed ecco lo shuffle compatto di “Illusion’s Song”, il rock blues di “The Shelter”, l’omaggio al gigante SRV con la lunga “Behind The hat”, il bell’arrangiamento dello spiritual “Go Down Old Hannah”, con la prima parte a cappella (come da manuale) e la seconda con lo swing condotto dalla chitarra resofonica di Valenti. Un disco interessante, coraggioso – come detto otto brani su nove sono originali –  che mi auguro possa avere una diffusione all’altezza della qualità della musica. Buone notizie dalla Sardegna.

ww.badbluesquartet.com

 

 

 

GIULIO STERMIERI “Stopping”

GIULIO STERMIERI “Stopping”

 

GIULIO STERMIERI “Stopping”

AUAND CD, 2017

di Alessandro Nobis

Pianista attivo sullo scenario italiano da parecchi anni, il modenese Giulio Stermieri ha pubblicato per l’attiva etichetta Auand – una delle più apprezzate labels italiane – questo ottimo “Stopping” in compagnia del contrabbassista Giacomo Marzi e del batterista Andrea Burani. Un disco che vuole – e lo è in effetti – essere un doveroso omaggio ad alcune delle figure che più hanno influenzato il jazz moderno ma che non necessariamente hanno in comune con Stermieri lo strumento, il pianoforte. musicNaturalmente il trio non gioca a ripetere i temi ed a riproporre arrangiamenti scritti da altri, ma rivisita in modo creativo ed intelligente i temi scritti via via da Ornette Coleman, Carla Bley, Thelonius Monk e Paul Motian con uno stile pianistico ispirato dichiaratamente da Paul Bley e quindi capace di passare dal più raffinato lirismo all’improvvisazione quasi “radicale” con una sezione ritmica sempre efficace che dà comunque in ogni situazione un contributo essenziale: ascoltate ad esempio il sapiente contrabbasso di Giacomo Marzi nell’intro alla monkiana “52nd Street Theme” – il brano più significativo di questo lavoro – e le delicate pennellate di Andrea Burani che dialogano con il pianoforte nella spettrale “Once Around The Park”.

Un trio compatto, con un forte senso del “suonare insieme” nel rispetto reciproco delle personalità e delle proprie “storie” musicali; la scelta di registrare in una sola giornata si è dimostrata ottima, previlegiando la spontaneità alla ricerca spasmodica della “perfezione” sonora. Bel disco.