MI LINDA DAMA “Matesha”

RADICI MUSIC RECORDS CD, 2017

di Alessandro Nobis (già pubblicato su http://www.folkbulletin.com)

“Matesha” (l’altalena intorno alla quale i giovani sefarditi si riunivano per raccontarsi storie e cantare canzoni) è il bel disco d’esordio di questo trio padovano formato da Namritha Dama alla voce, Giulio Gavardi ai plettri e Niccolò Giuliani alle percussioni che ha scelto di lavorare sul repertorio degli antichi canti delle popolazioni di religione ebraica nella Spagna mediovale. Il repertorio è quello conosciuto e contiene melodie piuttosto conosciute dagli appassionati del genere come “La Rosa En Florese” (“La Rosa Enflorece”), la delusione amorosa di “Adio Querida” (Addio / Addio cara / non voglio la vita / me l’hai rattristata tu), la storia di Abramo in “Kuando el re Nimrod”, ma il tratto più interessante del lavoro di Mi Linda Dama è la chiave di lettura che offre all’ascoltatore, molto diversa da quella “colta” proposta tra i molti dall’Hesperion XX di Jordi Savall o dai Cantilena Antiqua di Stefano Albarello; il suono di Matesha è più “popolare” e si avvicina probabilmente a come queste canzoni – delle vere e proprie poesie musicate –  venivano suonate ed ascoltate appunto attorno ai luoghi d’incontro come le “altalene”, lontane dalla sontuosità e ricercatezza proposte dai gruppi che prima ho citato.

Anche la scelta della strumentazione è davvero convincente ed accurata, andando a coprire una territorio culturale che va dal medio oriente turco alle terre bagnate dall’Atlantico, che al tempo dei sefarditi di chiamava Al-Andalus (del resto ancora oggi, in Marocco, vivono comunità ebraiche) e gli arrangiamenti riescono a fondere questi diversi suoni: visti dal vivo (alle selezioni veronesi di SUONARE A FOLKEST 2017 ed al Folk Festival di San Giorgio Ingannapoltron, sempre nel veronese) mi sento di dire che Mi Linda Dama riescono ancor meglio che su disco ad ammaliare il pubblico con il loro repertorio grazie anche all’importante ruolo – non solo vocale ma anche scenico – giocato dalla bravissima Namritha Dama.

 

 

 

 

 

 

 

 

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