DALLA PICCIONAIA: FOLKEST 2017, SPILIMBERGO 8 / 9 / 10 luglio 2017

di Alessandro Nobis

IMG_2374Alla fine Spilimbergo si attraversa a piedi in pochi minuti; si entra dall’antica porta della Torre Occidentale in via Roma, si visitano un paio di piccole chiese di origine medioevale, si attraversa quindi Piazza Garibaldi e si esce dalla Torre Orientale oltre la quale ci sono la splendida Piazza Duomo e più avanti il Castello. Questo piccolo centro del pordenonese però oltre alla bellezza ed agli scorci che offre il suo centro storico, ospita l’Associazione Culturale Folkgiornale che da oltre trent’anni organizza FOLKEST, probabilmente uno dei più longevi festival europei legati alla musica popolare. Resistere tutto questo tempo non deve essere stato facile, in passato la direzione artistica godeva di finanziamenti e sponsorizzazioni oggi impensabili, e pertanto vanno fatte le lodi ad Andrea Del Favero e Gianni Martin per la passione e competenza che mettono per ottimizzare il budget portando FOLKEST non solo a Spilimbergo e in buona parte del Friuli, ma anche nelle vicine Croazia e Slovenia. L’associazione Folkgiornale sta inoltre compiendo uno sforzo notevole ed assolutamente condivisibile di coinvolgere per quanto possibile persone ed associazioni locali nell’organizzazione e realizzazione del Festival, anche se, va detto, domenica 10 parecchi negozi della via principale erano chiusi “per turno”, invece di essere aperti vista l’affluenza del pubblico……

Un vero peccato di presunzione che molte amministrazioni dei comuni friulani declinino l’offerta di partecipare a Folkest, ma questo è un fenomeno che conosciamo bene anche dalle mie parti, a Verona; si preferisce coltivare il proprio minuscolo orticello che spesso dà frutti di scarsa qualità che guardare alle iniziative di ampio respiro che promuovono nel miglior modo un territorio più ampio e ricco di storia, arte cultura ed enogastronomia. Ma tant’è, questo la classe politica, non solo friulana ovviamente, offre al momento.

Dunque dal 22 giugno al 27 luglio si parla di tradizione a nord est declinata in molte delle sue sfaccettature: nomi noti ed altri molto meno noti, i vincitori del complesso concorso SUONARE A FOLKEST che impegna gli organizzatori sin dall’inverno precedente, iniziative “a latere” comunque legate al mondo della cultura tradizionale.

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FESTinVAL

Ho trascorso tre giornate a Spilimbergo, tra visite mattutine alla bella ed altrettanto cruda esposizione della fotografa  di “nera” Letizia Battaglia nelle sale del Castello, alla struggente mostra “Palmira ad Aquileia” ed ancora alla città fortificata dai veneziani di Palmanova, tutte località facilmente raggiungibili dalla sede principale di FOLKEST. Naturalmente il piatto forte è stata la musica, ed in questi tre giorni (“FOLKEST IN FESTA A SPILIMBERGO”) ce ne è stata tanta e di qualità, con gruppi stranieri ed italiani che si sono esibiti nelle tre piazze del centro storico: Piazza Garibaldi, Piazza Duomo ed in quella più piccola nei pressi della Torre Orientale. Vista la concomitanza di alcuni eventi, posso raccontarvi innanzitutto della produzione esclusiva presentata sul palco di Piazza Duomo, realizzata dalla scuola di musica “Gottardo Tomat” e dedicata alla rilettura di uno degli album più significativi della canzone d’autore americana, ovvero “Tapestry” di Carole King: la Tomat Band formata da docenti ed allievi si è dimostrata ampiamente all’altezza della situazione sia per la preparazione dei musicisti che per l’approccio al repertorio, ed il risultato è piaciuto al pubblico ed anche agli addetti ai lavori presenti. Sul palco della Torre Orientale ho assistito all’esibizione di Swingari, sempre travolgenti nella loro proposta di musica klezmer condita di swing; una solida ritmica ed il clarinetto di Vincenzo Panebianco in grande spolvero.

Per la serata di domenica era difficile fare una scelta tra le proposte serali, c’era da scegliere tra lo straordinario quintetto irlandese dei Cuig ed il concerto di Jenny Sorrenti con i Saint Just. Alle 18:30 ho assistito all’esibizione del gruppo Overfolk con le loro danze popolari che hanno visto anche la sempre gradita partecipazione del pubblico; è stata anche l’occasione per loro di presentare il festival da loro organizzato nella Valtramontina (“FESTinVAL”, ai primi di agosto http://www.protramontidisotto.it), ed alle 21:15 sul palco sono saliti gli irlandesi Cuig, senz’altro la miglior giovane band di musica tradizionale proveniente dall’Irlanda, una preparazione di primo livello, arrangiamenti efficaci che hanno estasiato il pubblico in tutti i loro concerti italiani e che due anni fa ebbi la fortuna di conoscere al William Kennedy Piping Festival di Armagh, in Irlanda del Nord.

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JENNY SORRENTI e SAINT JUST

Ma vengo al concerto serale dei Saint Just e Jenny Sorrenti in Piazza Duomo, una vera sorpresa per me: musica progressive di gran livello, la voce di Jenny Sorrenti ancora calda e splendida. La cantante napoletana ha scelto dei musicisti di primo livello, ed il repertorio è stato una cavalcata tra i brani più significativi dei Saint Just – da riascoltare i loro due album usciti nei primi anni settanta – vicino ad altri come “Vorrei incontrarti” di Alan Sorrenti (tratto da “Aria”) e lo splendido inserto di “A great gig in the sky” di floydiana memoria, eseguito alla perfezione da Jenny Sorrenti. Presto inciderà un lavoro con il fratello, aspettiamoci cose grandi …………., le loro voci ci sono mancate per troppo tempo.

Lunedì sera ho concluso la mia permanenza in quel di Spilimbergo con l’atteso concerto dei Fairport Convention ancora in piazza Duomo con la loro più recente line-up (Gerry Conway, Chris Leslie, Dave Pegg, Simon Nicol e Ric Sanders), e visto che quest’anno è il cinquantesimo anniversario della pubblicazione del loro primo album, il repertorio non poteva non comprendere alcuni dei capolavori incisi in quei magnifici anni. Tre su tutti: “Who knows where the time goes” di Sandy Denny, il sempiterno tradizionale “Matty Groves” e “Meet on the ledge” scritta da un ancora imberbe Richard Thompson. Che dire dei Fairport, inventori del folk elettrico in terra d’Albione? Sono sempre loro per fortuna, gli anni passano ma la verve, la professionalità e le emozioni che sanno regalare sono di un altro livello; “fanno sempre le stesse canzoni” qualcuno dice, e meno male, dico io, che tengono vivo il ricordo di questi brani manifesto del folk elettrico e del patrimonio tradizionale inglese (vedi il siparietto di Chris Leslie in occasione di un breve distacco della corrente durante il quale si è esibito al violino in un paio di danze Morris dei Cotswolds).

Dopo la metà di luglio FOLKEST in sposta a Capodistria con i concerti di Teresa De Sio e di Ron.