GERARDO BALESTRIERI “Covers”

GERARDO BALESTRIERI “Covers”

autoproduzione, 2017

di Alessandro Nobis

hqdefault (1).jpgUn bel giorno un musicista, autore o performer fate un po’ voi, decide di prendere un pugno di canzoni scritte da altri e di interpretarle: pausa di riflessione, segno di debolezza, una vecchia idea, finita la benzina, voglia di fare i conti con il passato (musicale) o semplicemente voglia di divertirsi e far divertire? Non lo so veramente, nel caso di Gerardo Balestrieri opto per il “divertimento”: io mi sono gustato queste dodici tracce, in loro c’è la storia della canzone d’autore italiana e non solo, inoltre la chiusura del CD con “White Rabbit” storico brani dei primi Jefferson Airplane, fa aumentare il numero si “stellette” da assegnare a questo ottimo disco.

Come in un fornito bazaar di cose musicali troviamo tutto, il meglio di tutto: ci sono le amatissime scritture di Paolo Conte (“Azzurro”), di Luigi Tenco (“Cara maestra”, “Vedrai vedrai” e “Lontano lontano”) e di De Andrè (“Un giudice”) e poi dei classici monumentali sia del jazz (e sappiamo quanto Balestrieri vi sia affezionato) a firma del “Duca” e di Gerald Markes (“All of Me”) che del rock (il Lou Reed di “Perfect Day” e i già citati Jefferson Airplane).

Attenzione, non è un qualsivoglia “mapazzone”, ma un repertorio ben studiato, interpretato in modo omogeneo da una band di rock elettrico, arcigno, sanguigno e “vero” che mi ha colpito per l’originalità degli arrangiamenti scelti che ci restituiscono in una nuova veste questi dodici standards immortali.

Mi dice il Balestrieri che questo disco esiste per il momento in sola versione “digitale”, ed è un vero peccato e pertanto gli suggerisco – e sono convinto di non essere il primo a farlo – di appoggiarsi al crowfunding per realizzarne una copia “fisica”. Ne vale la pena, vista la sua bellezza. Io parteciperei alla raccolta.

 

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