SUONI RIEMERSI: GIULIO REDAELLI

SUONI RIEMERSI: GIULIO REDAELLI

SUONI RIEMERSI: GIULIO REDAELLI

“Connemara (2008), Aquiloni (2013)”

AUTOPRODUZIONI

di Alessandro Nobis. La fotografia è di Paolo Ferrazzi (grazie mille!)

Succede una sera a Verona (al Cohen) che in occasione di un Open Mic di Zonacustica incontri Giulio Redaelli che è così squisito di farmi avere i suoi due CD più recenti; succede di conseguenza che, curioso come un gatto, per qualche giorno metti sul “piatto” (io lo chiamo ancora così) “Connemara” e “Aquiloni” e succede anche che ad un certo punto ti domandi come mai della musica così ben scritta e suonata debba circuitare praticamente solo negli ambienti dei devoti del fingerpicking; sì è vero è una domanda che purtroppo – molto purtroppo – mi faccio spesso, ma tant’è. E quindi perché non parlarne in questa rubrichetta “Suoni Riemersi”, perché non valorizzare queste due orette di ottima musica per chitarra?

Ma andiamo con ordine: nel 2008 viene pubblicato “Connemara”, otto originali (le liriche “il respiro del mare” e la travolgente “Walking and running”) e quattro omaggi tra i quali un bel medley targato Doc Watson / Leo Kottke e due notevolissime interpretazioni di ragtime di Scott Joplin; con lui un manipolo di validi musicisti tra i quali trovo doveroso menzionare Socrate Verona ed il percussionista Dario Tanghetti. Fingerpicking d’altra scuola, cristallino, mai lezioso e convincente, insomma un bel disco. Cinque anni dopo – lunga pausa – ecco “Aquiloni”, più breve del precedente: numero di ospiti più ristretto, sempre il fedelissimo Socrate Verona alla viola, violino e mandolino, e sempre musica raffinata alla ricerca della melodia “perfetta”. Il brano di apertura eponimo, l’omaggio all’indimenticato eroe della Windham Hill William Ackerman (“The Impending Death of the Virgin Spirit”), la dolcezza di “Scilla e Andrea” ed ancora “L’Ostinato” con il mandolino di Verona.

Gran bel chitarrista che tutti dovrebbero conoscere ed apprezzare e sono convinto, concludendo, che le sensazioni più belle ed intriganti – ascoltando i due cd e dal vivo anche se per pochi minuti – riesca a comunicarle come del resto molti fingerpickers della sua levatura, soprattutto in solitudine.

Egoisticamente mi aspetto quindi – e oramai sono passati quattro anni da “Aquiloni” – un lavoro di sola chitarra fingerpicking. Che meraviglia sarebbe ………………..

 

 

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