Centro Ricerca Musicale Teatro San Leonardo.

Angelica Festival Bologna. 26 gennaio 2017

di Alessandro Nobis

Questa recensione è un esperimento di “remote review”, vi voglio raccontare cioè di un concerto al quale non ero presente ma, vista la qualità dell’audio e del video – gentilmente consegnatomi da Roberto Zorzi – ho ritenuto opportuno dire due parole su questo evento che ha avuto come protagonisti Boris Savoldelli (voce ed elettronica), Massimo Barbiero (percussioni e batteria) e Roberto Zorzi (chitarre). Ok, manca il “pathos” della presenza fisica, peccato davvero, ma insomma è come recensire un disco live, e mi auguro caldamente che presto questo sia disponibile. Magari in CD audio e DVD, perché no, visto che a mio avviso una delle cose più interessante della musica improvvisata è osservare come nasce come si evolve e come finisce una performance.

Vi racconto di qui di di ottanta minuti di musica improvvisata nella quale immagino siano stati presenti incroci saltuari concordati; musica che scorre fluida, stimolante, fresca, che incuriosisce nella sua creazione istantanea, e soprattutto “originale”: un linguaggio che si ascolta poco in Italia e non voglio infilare il coltello nella piaga se parlo della qualità delle programmazioni dei festival jazz italiani nelle quali l’improvvisazione “non idiomatica” è praticamente bandita, e questo da molti lustri. Peccato, perché le avanguardie vanno sostenute visto che il loro sentiero è insicuro, ricco di insidie e talvolta di fallimenti, tortuoso e non mostra un punto di arrivo, ma solamente una direzione presa e soprattutto riserva momenti alti come quello del quale vi sto parlando.

Ritengo personalmente infatti che la musica nata durante questa performance sia una delle più interessanti che ho ascoltato da parecchio tempo: la capacità dei tre musicisti di rispettarsi e di non sovrastarsi, di saper leggere i rispettivi momenti creativi va al di là delle loro capacità di strumentisti e della loro profonda conoscenza delle tecnologie delle quali si servono e che dominano.

Certo, ascoltare Boris Savoldelli suonare in modo così creativo e straordinario il “suo” strumento (e non posso fare a meno di pensare che cosa Demetrio Stratos avrebbe potuto fare con la tecnologia di oggi….), i suoni sempre puntuali ed appropriati creati dalle chitarre di Roberto Zorzi e infine il drumming preciso e mai invadente di Massimo Barbiero fa bene allo spirito ed è una ventata di aria fresca e salutare: i momenti che più ho trovato interessanti sono stati ad esempio quelli intorno al minuto 75 (con la voce che mi ha ricordare canti africani), o quelli intorno al minuto 48 dove dopo un solo di chitarra si inseriscono la voce e quindi le percussioni ed infine l’impeto del trio al minuto 14 che si chiude con una serie di accordi di chitarra elettrica dopo altri 4 minuti lasciando spazio alla straordinaria performance di Savoldelli.

E cosa importa se Bailey sostiene in modo fin troppo ortodosso che il senso della musica improvvisata cessa il suo scopo quando riascolti la performance, io l’ho ascoltata e riascoltata più volte.

Ripeto, speriamo nella pubblicazione……………

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3 pensieri su “DALLA PICCIONAIA: SAVOLDELLI – BARBIERO – ZORZI trio

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