LA PICCIONAIA: RICHARD SHINDELL

COHEN, Verona 23 febbraio 2017

di  Alessandro Nobis

A ventitrè anni dalla sua prima apparizione a Verona, è tornato – finalmente – il cantautore newyorkese Richard Shindell, uno dei più apprezzati storyteller sia oltreoceano che dalle nostre parti. Ed il fatto che numerosi spettatori presenti al Cohen – locale in zona San Zeno che coraggiosamente ed aggiungo arditamente Elena Castagnoli sta avviando in una città difficile e sonnolenta come Verona – fossero stati tra il pubblico di quel 4 gennaio del ’94 la dice lunga sull’affetto e sulla stima che Shindell gode nel nostro Paese. Ora vive in Argentina, nella pampa alle porte di Baires, scrive al solito grandi canzoni, suona spesso negli States ed incide album che mi permetto considerare delle autentiche perle del panorama cantautorale.shindell-scaletta

Shindell è una gran bell’autore, e come sanno fare i veri storyteller trasforma piccole ed apparentemente insignificanti frammenti di vita e piccole storie in narrazioni, in poesie accompagnandosi con la sua Martin (è anche un ottimo chitarrista naturalmente) ed eseguendo con grande rispetto anche brani di altri autori, cosa che ama molto fare e che rappresenta un altro aspetto che lo differenzia da molti suoi colleghi (l’interpretazione di “Darkness Darkness” di Jesse Colin Young – un altro di quegli autori che vorrei fosse più popolare anche da noi – e l’iniziale doveroso omaggio a Leonard Cohen ”Famous Blue Raincoat”, brano d’apertura con il quale Shindell ha voluto inaugurare lo spazio del Cohen sono due esempi).

Per il resto, Shindell ha presentato inizialmente il suo bellissimo nuovo lavoro “Careless” https://wordpress.com/post/ildiapasonblog.wordpress.com/1857 raccontando alcuni dei suoi brani come “Stray Cow Blues”, nata osservando come la sera una mucca della mandria del vicino preferisca passare la notte nella pampa anziché ritornare nella stalla, forse per ammirare il cielo stellato – e da qui nascono le impressioni dell’autore – , la struggente “Your Guitar” che narra come l’anima di una chitarra appartenuta ad un altro musicista scomparso riprende vita dopo un lungo inutilizzo nelle sue mani rilaciando antiche emozioni e sensazioni, o ancora il brano eponimo  e “Atlas Choking” e “Satellites”.

E poi il suo repertorio costruito negli anni attraverso numerosi lavori: ci tengo a ricordare “Transit” da “Somewhere Near Paterson” del 2000, “Get up Clara” (storia di un mulo e del suo conducente che attraversa l’Europa molti secoli or sono) da “Not for Now” del 2009, ed ancora “The Next Best Western” tratto dallo splendido “Reunion Hill” del ’97, “Are you Happy Now?” da “Sparrows Point” del 92 ed infine la struggente “The Ballad Of Maria Magdanele” tratta dal “Blue Divide” del ’94.

Sì ci sarebbe dell’altro, l’umanità, la sincerità e la semplicità di una persona che vive nutrendo di storie chi l’ascolta, un musicista come tanti altri che hanno scelto di vivere una vita semplice a contatto con persone reali lontano dallo show business.

Io l’ho apprezzato molto. In toto. Anche per avere resistito stoicamente ad un forte mal di denti che ho ha torturato per tutta la giornata.

Grazie Mr. Richard Shindell, a presto. Anche prima.

 

 

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