CHRIS THILE & BRAD MEHLDAU  “Chris Thile and Brad Mehldau ”

NONESUCH RECORDS, 2LP e CD 2016

di Alessandro Nobis

Per quello che vale il mio pensiero, questo disco del mandolinista – cantante Chris Thile e del pianista Brad Mehldau è già in corsa per il disco dell’anno. Seguo il percorso di Thile da un bel po’ e, al di là della sua straordinaria tecnica, ciò che sempre mi colpisce è la sua capacità di affrontare generi diversi regalando al pubblico musica di livello oggi difficilmente riscontrabile; le sue esecuzioni delle Sonate e Partite di J.S. Bach scritte originariamente per violino, il quartetto con Yo-Yo Ma, Stuart Duncan ed Edgar Meyer (con il quale ha inciso un disco in duo) sono splendide, direi imperdibili almeno per i cultori di questo strumento e per i “curiosi”. Brad Melhdau dal canto suo è uno dei più interessanti pianisti delle ultime generazioni che in ogni situazione – in solo, in duo, trio, quartetto – trova sempre il modo di affrontare il jazz e le sue composizioni originali con grande classe e tecnica.

La collaborazione tra i due non è recentissima, risale al 2013, e per confermare l’eclettismo e l’interazione tra i due musicisti basta dare una guardata anche veloce alla scaletta proposta: a parte un paio di originali, ecco Elliott Smith e Bob Dylan (“Don’t think twice it’s all right”), Joni Mitchell di “Marcie” e Fiona Apple di “Fast as you can”. Canzoni d’autore lontane dal jazz, ma che suonati da Mehldau e – cantati – da Thile si trasformano, si travestono fino a sembrare dei classici senza tempo della musica afroamericana e questo, lo sanno bene gli appassionati del genere, è una delle peculiarità per le quali il jazz è riconosciuto come la musica più rilevante emersa nel XX° secolo.

E poi mi si consenta di dichiarare pubblicamente che la rilettura di “Carolan’s Concerto” dell’arpista settecentesco irlandese Turlogh O’Carolan che chiude il disco, è un capolavoro di bellezza musicale.

Sontuoso.

 

 

 

 

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