SUONI RIEMERSI: FABIO DOVIGO “Mirò”

MG Records 04, 1990

di Alessandro Nobis

Violoncellista, organettista, tastierista e compositore bergamasco e membro dell’ensemble Magam (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2017/01/15/magam-suonando-lallegrezza/), Fabio Dovigo con questo “Mirò” realizzava il suo primo ed unico lavoro solista, pubblicato – autopubblicato per la verità – nel 1990 (ventisette anni fa…….) e sostanzialmente rimasto sconosciuto anche ai musicofili più attenti.

“Mirò” è la prova provata, veramente l’ennesima, di come il mondo musicale italiano abbia nascosto, nasconde – e proseguirà su questa strada – piccoli ma significativi progetti di ricerca popolare e di composizione verso i quali (fatte le debite quanto rarissime eccezioni) le case discografiche e di distribuzione a loro collegate, i produttori, gli enti pubblici, i tuttologi ed infine i promoter nazionali e locali malati spesso di esterofilia acuta non hanno mai mostrato e perseverano  in questo, alcun interesse.

scansione-dovigoE quindi è con grande piacere e grave ritardo che, grazie a Ranieri Fumagalli al tempo coinvolto nell’operazione “Mirò”, ho ascoltato questo lavoro del quale non conoscevo affatto l’esistenza. Tutte le composizioni sono originali di Dovigo ed alle registrazioni hanno partecipato musicisti legati alla tradizione come Ranieri Fumagalli e Oliviero Biella vicino ad altri provenienti dal mondo del jazz come Gianluigi Trovesi. La musica? Siamo nell’area di quella che oltralpe veniva chiamata in quegli anni “nuova musica acustica”, ovvero musica sì ispirata dalle tradizioni ma anche dalla ricerca di nuovi suoni, di nuove combinazioni, di nuove strade (e Riccardo Tesi in Italia ne è stato il pioniere). Ecco quindi lo scottish dell’aviatore aperto dall’organetto di Dovigo e dal contrabbasso pizzicato di Sandro Massazza, la danza “E sette e otto” vicino a “Sempre l’ora del tè” con l’intro di campanine ed il bel solo di Trovesi al soprano; una prova convincente e sincera, brani costruiti con passione ed abilità artigianale che quasi trent’anni dopo si ascoltano e si apprezzano ancora. Interessante ma un vero peccato che questo progetto non abbia avuto un seguito, peccato anche che Fabio Dovigo abbia abbandonato – così mi risulta – l’attività di musicista.

 

 

 

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