SHIRLEY COLLINS “Lodestar”

SHIRLEY COLLINS  “Lodestar”

SHIRLEY COLLINS  “Lodestar”

Domino Recording CD, LP, 2016.

di Alessandro Nobis

Ma voi ve la ricordate la giovanissima Shirley Collins del Sussex, girare in lungo ed in largo gli Stati Uniti con il suo fidanzato Alan Lomax nel ’59? E ve lo ricordate “Folk Roots, New Routes” seminale registrazione del ’65 con quel funambolo di Davey Graham che rivoluzionò l’approccio alle ballate tradizionali fino ad allora cantate senza accompagnamento? E “Anthems in Eden” del ‘69, primo concept album di folk con l’Early Music Consort diretto da quel geniaccio di David Munrow? Ed un altro disco fondamentale, “No Roses” del 1971 che diede il via alla saga dell’Albion Band di Ahsley Hutchings?

Ebbene l’ottuas-collinsgenaria Signora Collins, dopo 38 anni – sì, avete letto bene – e guarita da un grave guaio alle corde vocali è tornata con nuove registrazioni, raccolte in questo toccante, sincero e bellissimo “Sestante”, “Lodestar”. Registrato in un cottage della campagna inglese in compagnia di un violino, di una ghironda, di un banjo e di pochissimi altri strumenti acustici suonati da preparatissimi musicisti, “Lodestar” è una raccolta di canti narrativi – o di folk ballads detta all’inglese – suonati e cantati con una raffinatezza ed una dolcezza che raramente avevo di recente ascoltato. E’ come se, davanti ad un caminetto in un nebbioso tardo pomeriggio con un buon bicchiere di recioto e qualche castagna arrosto, un tuo caro familiare ti narrasse storie nate nella notte dei tempi, storie che gli sono state trasmesse da altre persone, “microstorie” reali o fantastiche che ti raccontano la vita delle persone, quelle vere, quelle che hanno vissuto realmente. E quindi “The Rich Irish Lady” ci parla di Pretty Sally e del suo Doctor innamorato, “Cruel Lincoln” è una delle ballate raccolte da Sir Francis Child (la numero 93), la tragica “Washed Ashore” ci parla di una donna sulla riva del mare che si innamora di un marinaio.

Insomma, mettetevi comodi, schiacciate PLAY e vi innamorerete subito di questo “Lobestar”.

Bentornata Shirley Collins! E grazie!

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