CILLIAN VALLELY “The Raven’s Rock”

CILLIAN VALLELY “The Raven’s Rock”

CILLIAN VALLELY “The Raven’s Rock”

Copperplate Records, 2016

di Alessandro Nobis

Figlio di Eithne e Brian Vallely, capostipiti di una delle famiglie che più si sono adoperate e si adoperano tuttora per la divulgazione della tradizione musicale irlandese, Cillian – piper dell’acclamata band Lunasa – è uno dei esponenti più autorevoli delle recenti generazioni di “pipers”, e questo suo primo album solista, “The Raven’s Rock” è un succosissimo antipasto dell’imminente William Kennedy Piping Festival che nel prossimo mese di Novembre si terrà dal 17 al 20 come di consueto ad Armagh, nel nord dell’Irlanda.cillianvallely

Al di là della splendida copertina – “The Rambling Piper” dipinto dal padre, autorevolissimo pittore che dipinge le tradizioni della sua terra -, questo lavoro si colloca musicalmente nel profondo solco della musica irlandese, rendendo omaggio ad alcuni padri di questa e contemporanemente proseguendo sul sentiero da loro tracciato attraverso la scrittura di nuovi temi.

Sean O’Riada, Seamus Ennis, Turlogh O’Carolan son alcuni tra i “padri” cui accennavo prima (soprattutto il primo, al quale si deve la rinascita del folk irlandese negli anni Sessanta quando tra il ’61 ed il ’62 fu una figura di rilievo nel Comhaltas Ceoltóirí Éireann), i violinisti Tommy Peoples e Kevin Burke gli autori di due brani ri-arrangiati da Vallely per la cornamusa, il brano che dà il titolo all’album è un bell’esempio di medley tra un’aria di origine bretone ed una composizione originale eseguito in compagnia di Caomihin al pianoforte e “Stormy Hill” un’altra composizione con un delizioso accompagnamento ritmico della chitarra di Sean Og Graham.

Un gran bel lavoro dunque, gli irlandesi legati alla loro musica e gli appassionati di tutto  il mondo possono dormire sonni tranquilli, il perpetuarsi della tradizione è assicurato.

http://www.cillianvallely.com

 

ORIANA CIVILE “Canto di una vita qualunque ”

ORIANA CIVILE “Canto di una vita qualunque ”

ORIANA CIVILE “Canto di una vita qualunque
”

AUTOPRODUZIONE, CD, 2016

di Alessandro Nobis

“Canto di una vita qualunque” è il titolo di uno spettacolo di teatro – canzone che narra il ciclo della vita nella tradizione siciliana attraverso quella di don Ciccino, contadino dei Monti Nebrodi che la bravissima Oriana Civile, messinese, ha rappresentato già in molti teatri con notevoli apprezzamenti. Apprezzamenti sempre accompagnati dalla legittima richiesta di acquistare il Cd dopo lo spettacolo, richiesta soddisfatta con la pubblicazione di questo “Canto”, omaggio alla secolare tradizione popolare realizzato dal punto di vista musicale con cristallina semplicità, quella semplicità che è sempre stata al centro – e spesso fortunatamente lo è ancora – di quella che viene appunto chiamata “cultura popolare”.cover170x170

Accomodatevi sulla vostra poltrona ed immergetevi nelle parole e nella musica: attraverso la vita di don Ciccino scoprirete tutto “l’arsenale” che nei secoli la cultura orale ci ha regalato. Ninnenanne, canti narrativi, filastrocche, canti nuziali, satirici e lamentazioni funebri, riti che hanno sempre accompagnato la vita delle persone e che naturalmente sono presenti non solamente nel messinese ma in tutte le comunità antropiche.

Bastano una chitarra, una splendida voce, il profondo desiderio di scoprire le proprie radici e di riportarle ai nostri tempi per realizzare un piccolo capolavoro come questo “Canto di una vita qualunque”, disco semplice ma efficace che ti penetra fino al cuore, anche se, per chi non intende l’idioma siculo come chi scrive è un poco complicato comprendere i testi.

Ma se il messaggio arriva lo stesso significa che l’input è potente. E qui lo è per davvero.

http://www.orianacivile.it

pubblicato anche su http://www.folkbulletin.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

EVENTI: FESTIVAL INTERNAZIONALE DELLA CHITARRA. Gandino, Val Seriana, Bergamo

EVENTI: FESTIVAL INTERNAZIONALE DELLA CHITARRA. Gandino, Val Seriana, Bergamo

EVENTI: FESTIVAL INTERNAZIONALE DELLA CHITARRA. Gandino, Val Seriana, Bergamo

di Alessandro Nobis

In Val Seriana, nel suggestivo centro storico di Gandino, un tempo ricco di opifici del tessile e che ultimamente ha sofferto della delocalizzazione di alcuni impianti, si terrà nei mesi ottobre e novembre la quinta edizione del prestigioso “Festival Internazionale della Chitarra” organizzato da Gigi Bresciani e dalla sua Geomusic, che da sempre propone anche nella sua terra, la bergamasca, concerti di grande livello sempre in ambienti storici e naturali affascinanti, un modo intelligente di abbinare il paesaggio, l’arte e la storia alla musica di qualità. Da sottolineare inoltre – anche in questa occasione – la proficua collaborazione con l’Amministrazione Comunale e la Pro Loco locali.

14522976_1405906349422727_999928900618293699_nTre gli appuntamenti in programma, a partire da sabato 22 ottobre con l’esibizione solistica di Karl K. Koch, compositore torinese ma residente in Polonia ispirato dalla musica soprattutto russa dei secoli diciannovesimo e ventesimo. Koch racconta con il suo strumento e attraverso le sue composizioni alcuni degli avvenimenti che hanno segnato fortemente la storia russa dal 1848 all’assedio di Stalingrado, ed anche quella dei movimenti indipendentisti che successivamente hanno cercato di contrastare il dominio sovietico nei paesi del Patto di Varsavia. Uno stile molto raffinato ed improntato su quello classico per un chitarrista invero poco conosciuto che ha fin qui pubblicato un solo album (“1939” del 2012). Un autore – compositore da scoprire.14650708_1405746892772006_8080142262803144701_n

L’undici novembre sarà la volta del trio dell’eccezionale mandolinista Carlo Aonzo – ricordo il suo superlativo “Traversata” del 2001 con Beppe Gambetta e David Grisman – con il contrabbassista Luciano Puppo ed il chitarrista Lorenzo Piccone. Sarà l’occasione per la presentazione di “A Mandolin Journey”, recente pubblicazione del trio, un viaggio come recita il titolo tra la tradizione (italiana ma anche sudamericana) ed il jazz fino alla classica (Aonzo è il mandolinista classico più quotato).

Giovedì ventiquattro novembre si chiuderà il Festival con lo straordinario concerto del gruppo inglese “The Strawbs” in versione acustica: Dave Cousins (voce, chitarra e dulcimer), Dave Lambert (chitarra e voce) e Chas Cronk (chitarra). Gli Strawbs – oltre ad essere stato il gruppo che ha ospitato il tastierista Rick Wakemam prima di entrare negli Yes – sono stato l’ensemble che meglio ha saputo coniugare il folk di matrice inglese con il progressive, incidendo alcune pietre miliari di questo genere (“Drangonfly” del 1970 e “Just a Collection of Antiques and Curiuos” del ’71) e restando inoltre inimitati. Discograficamente sempre attivi come band e individualmente (“Progostic” del 2014 con Adam, figlio di Rick Wakeman, e Moving Pictures di Cousins del 2014), dal vivo presentano oltre ad alcuni classici del loro repertorio anche composizioni più recenti, un’occasione per capire come si è evoluto il suono e le composizioni di questa band nel decenni fino ai nostri giorni.

Il programma:

sabato 22 ottobre h 21: KARL K. KOCH. Auditorium “Maconi” c/o Centro Pastorale, Via Bettera

venerdì 11 novembre h 21: CARLO AONZO TRIO. Biblioteca Comunale “Brignone”

giovedì 24 novembre h 21: ACOUSTIC STRAWBS. Biblioteca Comunale “Brignone”. Ingresso € 10

Info e prenotazioni: http://www.geomusic.com 035/732005

SUONI RIEMERSI: I SUONATORI DELLE QUATTRO PROVINCE “Racconti a colori”

SUONI RIEMERSI: I SUONATORI DELLE QUATTRO PROVINCE “Racconti a colori”

SUONI RIEMERSI: I SUONATORI DELLE QUATTRO PROVINCE “Racconti a colori”

ROBI DROLI, 1993. CD.

di alessandro nobis

Di tutto l’imponente catalogo dell’etichetta piemontese Robi Droli – così importante nella diffusione della tradizione musicale italiana – il disco al quale più sono affezionato è “Racconti a colori” registrato nel ’93 da uno dei più innovativi ensemble del panorama dell’allora definito folk revival italiano, I Suonatori delle Quattro Province. Affezionato perché mi ha aperto una finestra su di un mondo musicale – quello della tradizione italiana – che fino a quel momento conoscevo in modo puntiforme oltrechè superficiale.

179432_134748646588158_1824848_nQuesta musica così ancestrale e così moderna – e miracolosamente ancora contestualizzata al ciclo della vita – viene geograficamente dalla zone chiamata appunto delle 4 province (Genova, Alessandria, Pavia e Piacenza) e culturalmente dalla tradizione orale trasmessa di generazione in generazione; qui i portatori sono Maddalena Buscaglia, Jacmo (Giacomo Sala), Gina Guglielmetti e Taramla (Andrea Domenichetti) che hanno “passato il testimone” nelle ottime mani di Franco Guglielmetti (fisarmonica), Stefano Valla (Piffero e canto) e Andrea Masotti (musa, chitarra) ai quali di aggiunge Roberto Sacchi con le sue tastiere  (“Rosso di Marte”) e la sua voce.

La carte vincenti – pur mantenendo un grande rispetto verso i dettami della tradizione – sono la scelta degli strumenti e la loro combinazione che aggiunta alle tastiere sempre efficaci e mai invasive riportano ai tempi attuali tutta questa messe di materiale raccolto dal “pifferaio magico” Stefano Valla che dopo lo scioglimento del gruppo non ha mai cessato di proseguire il suo lavoro di ricerca e di diffusione di questo repertorio fatto di canti, polche, manfrine, valzer e alessandrine.(https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/01/07/stefano-valla-e-daniele-scurati-per-dove-tu-passi/).

Musica bellissima, una delle perle del recupero della tradizione italiana. Riascoltato ancora una volta a ventitrè anni dalla sua pubblicazione mantiene tutta la sua freschezza: chissà se questo seme piantato dai Suonatori è germogliato da qualche altra parte………..fateci sapere, nell’eventualità.

 

 

CHRISTY MOORE “Lily”

CHRISTY MOORE “Lily”

CHRISTY MOORE “Lily” Sony Records, 2016

di Alessandro Nobis

Planxty. Moving Hearts. Christy Moore. Dal suo disco di esordio “Paddy on the Road”, targato 1969 e recentemente ristampato (https://ildiapasonblog.wordpress.com/2016/06/17/christy-moore-paddy-on-the-road/), Christy Moore ha tracciato un lungo e ben tracciato sentiero nella musica irlandese, e non solo. Studio profondo della tradizione attraverso fonti scritte ed orali, suo adattamento a forme più accattivanti e ricche dal punto di vista musicale, scrittura di nuova musica facendo spesso riferimento a persone ed avvenimenti a noi contemporanee, proprio quello che A.L. Lloyd definiva come “folk song”: “quando una canzone racconta una storia è una folk song”. Questo è da oltre quarantanni Christy Moore, sorta di faro eternamente illuminato per i cultori e praticanti della musica irlandese di tutto il mondo, un cantante e chitarrista sopraffino con i piedi ben piantati nella storia del suo Paese, antica e recente.unknown

Stavolta Chrisopher Andrew Moore della Contea di Kildare, in compagnia del compagno di mille concerti Declan Sinnott, di Maìrtin O’Connor e Cathal Hayden tra gli altri, ci regala dieci ballate scritte da altri autori che il “nostro” ha incontrato e conosciuto nei decenni e che adesso ha voluto omaggiare con queste sue delicatissime interpretazioni, spesso eseguite nei suoi recital.

Il brano d’apertura, “Mandolin Mountain” scritto da Tony Small, “The Gardener” di Paul Doran a “Lily” composta a quattro mani con Wally Page che racconta di una Newbridge oramai trasformata in un città dormitorio fino alla rispettosa rilettura di “Wallflower” di Peter Gabriel sono giusto tre titoli che mi piace citare. Quello che sempre mi sorprende della musica di Moore è la sua rara capacità di mantenere il suo purissimo stile disco dopo disco, concerto dopo concerto, uno stile semplice che mi conquista ogni volta: insomma è come ascoltare un vecchio amico che ti narra di persone e di luoghi. Proprio come un cantastorie.

Questo disco, è bellissimo. Non so ho reso l’idea.

 

 

BRUCE SPRINGSTEEN “Chapter and Verse”

BRUCE SPRINGSTEEN “Chapter and Verse”

BRUCE SPRINGSTEEN “Chapter and Verse”

Sony Records, 2016

di Alessandro Nobis

In concomitanza con la pubblicazione della sua autobiografia “Born to Run”, Bruce Springsteen pubblica questo “Chapter and verse”, antologia con cinque inediti risalenti ai suoi inizi. Onestamente trovo questa raccolta inutile, i brani scelti sono sì tra i migliori episodi della sua carriera ma i cinque inediti – tutt’altro che memorabili – non bastano a giustificare questa uscita discografica. I “Boss heads” conoscevano già questo repertorio “inedito” da parecchio (praticamente sterminata la quantità di materiale reperibile su pubblicazioni ufficiali, sul web e su bootleg), ed il resto del CD non aggiunge niente a quanto già si conosce di Springsteen; “Chapter and Verse” andrà certamente a rimpinguare ulteriormente il conto corrente del musicista e della casa discografica ma lascia l’amaro in bocca soprattutto – ma questa accade quasi sempre quando si parla di antologie – per la decontestualizzazione di brani originariamente pensati all’interno di un percorso ben studiato (“The River” per fare un esempio).

Se volete avvicinarvi alla musica di Bruce Springsteen meglio orientarsi sul già citato doppio album capolavoro, su “Nebraska” o “The Ghost of Tom Joad”; se tre sono troppi, il primo può bastare per ascoltare la musica e le inquietudini americane cantate da questo grande autore.

Questa, come le altre antologie, lasciatele stare.