DALLA PICCIONAIA: Enrico Breanza Trio, J.J.C. 30 agosto 2016

Cronaca di un concerto jazz che “non è mai avvenuto”.

di Alessandro Nobis

Una splendida serata sulle colline della bassa Valpolicella, per un nutrito nugolo di appassionati. Questo in estrema sintesi ciò che è avvenuto qualche giorno fa davanti ad una suggestiva dimora rurale che ha fatto da cornice ai suoi protagonisti: il chitarrista Enrico Breanza, il contrabbassista Attilio Zanchi ed il batterista Andrea Oboe che hanno tenuto una lezione su come “impossessarsi” di autori e dei loro “temi” che hanno segnato la storia della musica afroamericana prima smontandoli, poi rimontandoli e riportandoli ai nostri giorni. IMG_1570.jpgLe melodie di Chet Baker e Ralph Towner, di Duke Ellington e Wayne Shorter e di Miles Davis (o Bill Evans?) hanno fatto visita al J.J.C. attraverso la sensibilità di questo che mi farebbe molto piacere considerare come il nuovo e definitivo trio del chitarrista e compositore Enrico Breanza che per questo evento “speciale” si è soffermato alla rilettura di alcuni standard ma che, arricchito dalle sue composizioni originali, può volare ancora più in alto; rigore esecutivo ma anche improvvisazione, condivisione totale del progetto e sincretismo – al di là della cifra stilistica e tecnica che già si conoscono di Breanza, Zanchi e Oboe – sono gli aspetti che credo più di altre vadano sottolineati. Vedasi la libertà del primo segmento ed il rigore del secondo di “Footprints”, le due versioni di “Celeste” o la rivisitazione di “Blue In Green” con una superba intro di Zanchi.

Concludendo con una battuta, forse Enrico Breanza ha trovato la quadratura del cerchio in un triangolo. Staremo a vedere.

Non fornisco altri dettagli di tipo logistico, la “carboneria del jazz” ha le sue regole: sta a voi scoprirle.

 

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