FRANCESCO SELMIN “Ammazzateli tutti! Storie di banditi nel Veneto”

FRANCESCO SELMIN “Ammazzateli tutti! Storie di banditi nel Veneto”

FRANCESCO SELMIN

“Ammazzateli tutti! Storie di banditi nel Veneto”

CIERRE edizioni, 2016. 142 pagg. € 12,00

di Alessandro Nobis

Si sa come l’argomento “brigantaggio” in Italia sia un argomento che strabocca di luoghi comuni, forse anche perché la storiografia ufficiale poco ne ha parlato e spesso in modo poco approfondito e di parte. Che questo fenomeno sia stato peculiare dell’ex Regno delle Due Sicilie è un altro luogo comune, e questo bel saggio dello storico Francesco Selmin infatti analizza il brigantaggio ed il banditismo nell’area del basso veneto, terra fin dai primo dell’Ottocento particolarmente interessata da questi fenomeni.

Dal 1809, conosciuto come l’”anno dei briganti”, che vide in luglio una feroce e sanguinosa repressione napoleonica alle sommosse popolari, le “insorgenze”, fino all’anno di grazia 1850, quando il tribunale militare di Este processò più di 1200 cosiddetti briganti comminando la pena di morte a più di 400 di essi.

Un volume ben scritto, in modo chiaro, che per la sua unicità andrebbe presentato almeno negli Istituti Superiori, dove la programmazione di Storia raramente affronta le vicissitudini, le microstorie di quella parte del Veneto compresa tra la Bassa Padovana ed il Polesine.

Il Selmin va temporalmente oltre il XIX° secolo, e ci racconta in modo brillante anche le vicende della temibile Banda di Giuseppe Bedin – più bandito che brigante – che seminò il terrore in tutto il Nord Italia con eclatanti rapine e sparatorie tenendo in scacco le forze dell’Ordine mettendo in imbarazzo il regime fascista che in quel tempo, erano gli Anni Trenta, viveva la sua stagione apicea.

 

MICHAEL MESSER’S MITRA “The Call of the Blues”

MICHAEL MESSER’S MITRA “The Call of the Blues”

MICHAEL MESSER’S MITRA

“Call of the Blues”
 – KNIFE EDGE, CD, 2016

di Alessandro Nobis

Ricetta del giorno per gli amanti della cucina etnica: prendete un suonatore di tabla indiano, un chitarrista inglese ed un maestro della chitarra slide hindustana, agitate per qualche minuto e aggiungete in fine cottura un pizzico di Mississippi Fred McDowell, di McKinley Morganfield e di J.J. Cale. Servitelo caldo accompagnandolo con un raga indiano. Da consumare seduti comodamente.

La combinazione, la fusione dei suoni della chitarra resofonica (Michael Messer) e di quella proveniente dal Nord dell’India suonata magistralmente da Manish Pingle (una miscela di quattro cordofoni indiani: Sitar, Veena, Sarod e Violino) è veramente interessante, se poi aggiungiamo i suoni e i ritmi dettati dalla tabla “parlanti” di Gurdain Rayatt otteniamo una fusione del tutto inedita e davvero intrigante.

Come detto in apertura il repertorio viaggia tra i suoni dell’Hindustan, ed il delta del Mississippi. Gustatevi il solo di Manish Pingle in “Rollin’ and Tumble” di Muddy Waters, oppure il raga di “Bhupali blues” ed avrete l’idea dell’ambizioso progetto del trio di Michael Messer. E’ il “richiamo irresistibile del blues”.

Un’altra gemma dal sottobosco musicale delle piccole etichette e delle autoproduzioni. Ben vengano

DAVE SWARBRICK “Rags, Reels & Airs”

DAVE SWARBRICK “Rags, Reels & Airs”

DAVE SWARBRICK

“Rags, Reels & Airs” Topic Records, 1967 – CD 1999

 di Alessandro Nobis

Molto mal volentieri e tristemente, sento il dovere di ricordare la figura del musicista inglese Dave Swarbrick scomparso da poche ore, parlandovi della sua prima opera – targata 1967 – in compagnia dell’amico di sempre Martin Carthy e di Diz Disley. Lo faccio raccontandovi di questo “Rags, Reels & Airs”, prima incisione a suo nome di Swarbrick, allora appena uscito dall’esperienza con lo Ian Campbell Group con il quale aveva iniziato a lavorare come musicista professionista. E’ un disco che mostra in tutta la sua evidenza il progetto del violinista inglese, ovvero quello di proporre la musica tradizionale nata per accompagnare la danza con un piglio personale, rivisitando il folk inglese, quello irlandese e quello americano di origine britannica. Violinista dal suono riconoscibilissimo e mandolinista, ebbe la geniale idea – ed il coraggio – di registrare già nel 1967 un disco per solo violino, facendosi accompagnare in qualche traccia da Carthy o da Disley. Direi che “Gusty’s Frolics” o “The Kid on the Mountain” eseguite in solo, il medley “Bottom of the Pounchbowl” al mandolino e la introduttiva “Spanish Ladies medley” con Martin Carthy ci danno la cifra stilistica di questo straordinario musicista e di un uomo modesto, autoironico ed affabile, come ho avuto il piacere di verificare incontrandolo molti anni fa in occasione di alcuni concerti in duo con Carty, uno dei quali agli Zanni di Bergamo.

Poi vennero i Fairport Convention con Richard Thompson e Sandy Denny: un’altra grande storia da raccontare per il folk non solo europeo, che vide Swarbrick protagonista di alcune incisioni memorabili (“Liege & Lief” o “Full House”) pur mantenendo parallelamente la sua dimensione acustica.

Procuratevi questa incisione, a mio avviso fondamentale. A mio avviso, naturalmente.

EDUARDO PANIAGUA “Calahorra”

EDUARDO PANIAGUA “Calahorra”

EDUARDO PANIAGUA

“CALAHORRA: musica arabigo andaluza” – Pneuma Records PN 1470, 2014

Pubblicato da Folk Bulletin, 2014

di Alessandro Nobis

 Dedicata principalmente al seminale LP “Musique Arabo-Andalouse” dell’Atrium Musicae di Gregorio Paniagua pubblicato nel lontano 1975, ma anche alla fondazione Paradigma di Cordoba, questo “Calahorra” (termine arabo che indica un castello, una fortezza o anche semplicemente una torre isolata in posizione strategica, di controllo), riveste una particolare importanza soprattutto per quanti si sono da poco lasciati affascinare dalla musica arabo-andalusa, sviluppatasi durante la dominazione araba della penisola iberica (Al – Andalus) ed arrivata sino a noi grazie alla trasmissione orale ed a fondamentali fonti scritte ed iconografiche come il poderoso corpus raccolto da Alfonso X “El Sabio”. Il libretto allegato al CD fornisce una dettagliata quanto esaustiva storia di questa musica, dall’Ottavo secolo fino alla “reconquista” del 1492. Dal punto di vista puramente musicale, i venti brani che compongono questa preziosissima antologia spaziano dalle Cantigas De Santa Maria (la 167 delle quattrocento raccolte dal re Alfonso X) a tutte le altre forme musicali del mondo arabo, dalla Nuba alla Mchalia, dal Mashriq ai vari Modi.

Naturalmente sono qui presenti al completo gli straordinari musicologi ed anche musicisti che negli anni hanno creato e costruito il poderoso catalogo della Pneuma – formato oramai da quasi centocinquanta titoli -: dall’Ensemble guidato dal virtuoso di oud Omar Metiuoi di Tangeri, a Begonia Olavide dell’Ensemble Mudejae e Abdel Ouahid Senhalj (nay), dal multistrumentista Luis Delgado fino naturalmente a Eduardo Paniagua, fantastico suonatore di qanun ma anche di flauto e, “direttore dei lavori” di questo disco oltre che dell’etichetta madrilena Pneuma.

Un fantastico viaggio nel tempo in cui si coltivava il sogno della coesistenza tra diverse culture con un linguaggio comune di saggezza e fiducia che pose le basi del Rinascimento in Europa.

BALDUCCI & MAUROGIOVANNI “Cinema volume 1”

BALDUCCI & MAUROGIOVANNI “Cinema volume 1”

BALDUCCI & MAUROGIOVANNI

“Cinema vol. 1” – Dodicilune CD, 2016

di Alessandro Nobis

Per quello che la mia memoria mi consente di ricordare, gli unici disco pubblicati per “solo contrabbasso” in Italia dovrebbero essere quello di Furio Di Castri, correva l’anno 1987 (Splasc(h)), e quelli recentissimi di Federico Marchesano e di Stefano Rosso per la benemerita etichetta piemontese Solitunes.

Pertanto questo lavoro che vede all’opera non uno ma due bassisti italiani è una vera e propria chicca. Lecito immaginare un lavoro centrato sulla musica d’improvvisazione, ed invece è un progetto centrato sulle colonne sonore cinematografiche con due composizioni originali.

Gli autori? Morricone (Andrea ed Ennio), Mancini, Rustichelli e John Williams tra gli altri.

Il suono? Basso elettrico ed acustico: Pierluigi Balducci (canale sinistro) e Viz Maurogiovanni (canale destro); uso limitato dell’elettronica (“Sy’s Theme from One Hour Photo”), grande padronanza tecnica, rispetto degli spartiti e tanto buon gusto. Un disco – al contrario delle apparenze – che sorprende per la piacevolezza durante l’ascolto e per l’originalità della proposta, ed un plauso va sia ai due musicisti che all’etichetta che ha prodotto il disco se non altro per il coraggio di mettere sul mercato una proposta così intrigante.

Non vi sarà sfuggito che questo “Cinema” è annunciato come “Volume 1”, attendiamo con curiosità la prossima puntata.