SUONI RIEMERSI: FRANCO MORONE “Back to my best”

SUONI RIEMERSI: FRANCO MORONE “Back to my best”

SUONI RIEMERSI: FRANCO MORONE “Back to my best” Acoustic Guitar Records, 2012

di Alessandro Nobis

A questo punto della sua carriera – nel 1990 esordisce con l’ottimo “Stranalandia” – Franco Morone si ferma un attimo e volge il suo sguardo all’indietro, quasi per fare un bilancio di questi ventidue anni trascorsi in compagnia della sua chitarra. Riascolta le vecchie incisioni, i missaggi, gli arrangiamenti, ne sceglie una quindicina e decide di risuonarli, per dirla alla Jannacci “per vedere l’effetto che fa”. Va a pescare nel suo “vecchio” repertorio, dal già citato “Stranalandia”, da “Guitarea” del ’94, “Melodies of memories” del ’98 e da “Running Home” del 2001, in pratica i suoi primi quattro album di composizioni originali, tra i quali – nel 2007 -si inserisce lo splendido “Irish Tunes” dedicato come si può ben capire al mondo della tradizione celtica, alla quale Morone ha numerose volte dimostrato amore e grande capacità di interpretazione.

Non è certamente un’operazione nostalgica, piuttosto la voglia di sfidare se stesso e la sua musica, risuonandola con il “senno di poi” e soprattutto con un’attenzione diversa considerato che nel frattempo sono passati diversi anni nei quali ha tenuto numerosissimi concerti ed ha potuto via via rielaborare alcune tra le composizioni che hanno nel tempo incontrato il favore del pubblico.

Ecco quindi “Parata dei saltimbanchi” e “Flowers from Ajako” da “Melodies of memories”, “Strangeland” dal suo album d’esordio, e ancora “New Oopart”, “Walk on J.J. Cale’s walk“ e “Picking the joys of life” dal suo quarto CD, solo per citare alcune perle di questo nuovo capitolo della vita musicale di questo che a detta di molti è uno dei più raffinati interpreti della chitarra acustica “fingerpickin’” in circolazione per la sua tecnica diamantina e per la sua capacità di fare sue le melodie più diverse, suonandole in modo tutt’altro che calligrafico. Una dote rara.

MORA & BRONSKI “2”

MORA & BRONSKI “2”

MORA & BRONSKI

“2”
 – AUTOPRODUZIONE CD, 2015

di Alessandro Nobis

Se volete fare un viaggio “lowcost” nella musica americana o se volete organizzare una serata all’insegna della storia della musica a stelle e strisce, procuratevi questo secondo episodio della Premiata Ditta Fabio Mora (voce) e Fabio “Bronski” Ferraboschi (chitarra acustica, steel, banjo, voce e armonica), o ancora meglio chiamate questi due musicisti.

Nella loro musica ci trovate di tutto: dai suoni in puro stile cajun al blues più sanguigno, dai padri della musica “americana” ai tradizionali che “vantano un numero illimitato di imitazioni”. UnknownMa attenzione non è un “mapazzone” come qualcuno può immaginare leggendo la scaletta, tutt’altro; e la cartina al tornasole che rivela qualità del lavoro non sono i brani accennati prima, ma le due composizioni originali scritte a quattro mani dai due musicisti, ovvero “Se vuoi andare vai” e “Nostra Signora dei Senza Nome”. Certo, seguono il solco della musica che i due amano suonare, ma l’arrangiamento delicato ed il sinuosità della melodia ci danno la cifra stilistica di quello che ascoltiamo. Certo, in “Mannish Boy” ci sono anche i preziosi cammei della chitarra di Lorenz Zadro (che appare anche negli omaggi a Jimmy Reed, Sam Chatmon e Lemmy Kilmister) ed il violino di Francesco Diddi che arricchiscono il suono d’insieme ma resta il fatto che questo disco è un sincero omaggio alle radici del folk americano. Mi aspetto a questo punto il prossimo lavoro, magari più dedicato a composizioni originali. Il suono c’è, la bravura anche, quindi……………..

ROBERTO DALLA VECCHIA & JIM HURST “Atlantic Crossing”

ROBERTO DALLA VECCHIA & JIM HURST “Atlantic Crossing”

JIM HURST – ROBERTO DALLA VECCHIA

“Atlantic Crossing”
 – AUTOPRODUZIONE CD, 2015

di Alessandro Nobis

Pubblicato lo scorso anno, questo lavoro nasce dalla collaborazione tra due chitarristi di ottimo livello, l’americano Jim Hurst e Roberto Dalla Vecchia, uno dei più attendibili ed accredidati predicatori del verbo della chitarra flatpicking del vecchio continente. Il titolo dà il senso di quello che si va ad ascoltare: non è solamente l’italiano che ricalca gli stilemi e le melodie del folklore americano, è la ricerca di un linguaggio comune partendo semplicemente dallo stile chitarristico utilizzato; nelle dieci tracce ci sono naturalmente alcuni classici – terreno di sfida tra i due come la celeberrima “Back to the Old Smokey Mountains ripresa da Chet Aykins – ma ci sono anche, e benvengano sempre, composizioni originali come “Moonlight Passage” di Dalla Vecchia o la conclusiva “Walking to Vicenza” del pluri decorato chitarrista del Tennessee. E sentire poi due doverosi omaggi all’epopea della Grande Guerra – arrangiati in modo originale da farli sembrare delle folksongs tradizionali nordamericane – come “Monte Pasubio” di Bepi De Marzi ed il tradizionale “Battaglione dei 7 Comuni” dà un valore aggiunto a tutto il valore di questa collaborazione, che mi auguro prosegua con la sincerità, passione ed intensità che sprizza dai solchi di questo “Atlantic Passage”.

Musica naturale, semplice e pura che arriva diretta alla mente – ed al cuore – di chi la ascolta.

MAURO MERCURI “L’anello di zinco”

MAURO MERCURI “L’anello di zinco”

MAURO MERCURI

“Anello di zinco” . Illustrazioni di Lele Vianello

Segni d’autore, 2015. 228 pagine € 20,00.

di Alessandro Nobis

Per amore del sapere, liberatevi di tutto quello vi hanno raccontato a scuola e quanto avete letto sui libri di testo sul fenomeno del brigantaggio meridionale. Poi sarete pronti a tuffarvi nelle pagine di questo volume scritto dallo storico Mauro Mercuri. E’ un volume che nella sua struttura si presta ad una facile lettura, l’ideale punto di partenza per quanti non abbiano mai creduto all’Unità Nazionale vissuta come momento di entusiasmo collettivo delle genti. Basato su ricerche approfondite, scritto con un linguaggio chiaro ed efficace, può – dovrebbe – diventare uno strumento didattico da utilizzare negli istituti scolastici, a partire da quelli del primo livello. Vi si legge dell’organizzazione statale borbonica, del progresso industriale, della prima ferrovia sul suolo italico, dell’economia e del tenore di vita del tempo.anello 01

Il titolo fa riferimento all’assedio di Gaeta, quando un frammento di uno shrapnel ruppe le finestre delle stanze della Regina Maria Sofia; l’ultima sovrana del Regno delle Due Sicilie ne raccolse una, la infilò ad un dito e fu subito imitata dalla popolazione. Vennero in seguito fabbricati anelli che identificarono chi li indossava come leali a Federico II, combattenti che difendevano la propria terra, i propri averi, le persone amate e che vennero chiamati dai piemontesi “Briganti”.

La lettura induce il lettore a porsi una serie di interrogativi riguardanti la storia del nostro Paese e di come gli è stata raccontata e come viene ancora raccontata nelle aule scolastiche; “i libri di storia li scrivono i vincitori”, è un modo di dire purtroppo frequente, ma questo “Anello di Zinco”, come ho detto, fa riflettere.

anello 03Per le vicende che vi si raccontano, per come vengono descritti i protagonisti di questo periodo storico che non è stato ancora completamente superato e per come la microstoria si intreccia con la storia è un libro che consiglio a tutti, anche per le efficaci immagini di Carlo Rispoli del quale ricordo la bellissima graphic novel “La Coccarda Rossa, 1861” con il soggetto curato sempre da Mauro Mercuri che ci proietta con le efficaci illustrazioni in quel periodo della storia italiana.

Il volume è reperibile su internet, nelle maggiori catene di librerie, in quelle indipendenti e naturalmente sul sito dell’editore.

www.segnidautore.it

THEO ALLEGRETTI “Memorie del Principio”

THEO ALLEGRETTI “Memorie del Principio”

THEO ALLEGRETTI

“Memorie del Principio”
 – DODICILUNE CD, 2016

di Alessandro Nobis

Su questo dischetto c’è la versione “home” di “Memorie del Principio”, reading concerto che ha debuttato nel maggio del 2014 e che ha visto coinvolti il pianista Theo Allegretti e la performer Benedetta Taliercio; un reading di musica per solo piano e lettura di testi tratti da scritti risalenti al periodo del pre-socratismo. Naturalmente nel CD pubblicato dalla Dodicilune troverete solamente la parte musicale composta ed eseguita da Theo Allegretti: nove “stanze” nelle quali mi piace pensare di poter incontrare pensatori come Anassimandro, Democrito, Eraclito o Anassagora con le loro “interpretazioni del principio di tutte le cose”. Un percorso lungo cinquantacinque minuti assieme a coloro che tra il VI° ed il V° secolo prima di Cristo posero le basi a quello che viene definito poi “il pensiero occidentale”.

ALLEGRETTITheo Allegretti si rivela musicista molto colto, con alle spalle una preparazione accademica e studi a fianco di maestri del piano jazzistico tra i quali è d’obbligo citare Giorgio Gaslini ed Enrico Pieranunzi: rigore, libertà espressiva, conoscenza della musica pianistica del Novecento oltre ad una notevole capacità di creare linee melodiche fluide ispirate dai testi sono le coordinate che definiscono il lavoro del pianista che si fa piacevolmente apprezzare ascolto dopo ascolto.

Difficile realizzare un lavoro per piano – solo mantenendo un’identità riconoscibile, soprattutto se la musica – come in questo caso – è estrapolata da un contesto teatrale nel quale una parte importante viene dedicata alla lettura di brani di prosa e di liriche.

Un bel disco, appartenente a pieno diritto alla corrente del Novecento definita dalla critica più autorevole come “Third Stream”.

 

di Alessandro Nobis

Suoni Riemersi: SURMAN, MARTIN, PHILLIPS “The Trio”

Suoni Riemersi: SURMAN, MARTIN, PHILLIPS “The Trio”

JOHN SURMAN – BARRE PHILLIPS – STU MARTIN

“The Trio”DAWN 1970, RISTAMPA KLIMT, 2LP, 2016

di Alessandro Nobis

A quarantasei anni di distanza, finalmente ritorna disponibile questo storico doppio album – molto rara l’edizione originale su etichetta Dawn – che fa rivivere le gesta – poco documentate purtroppo – di questo trio formato dal sassofonista inglese John Surman e dagli americani Stu Martin (batteria) e Barre Phillips (contrabbasso). Si tratta di uno dei dischi seminali del jazz europeo, musica dalla cifra stilistica a dir poco eccezionale che ancora dopo tutto questo tempo si fa apprezzare in tutta sua creatività ed originalità. L’energia fluisce allo stesso tempo controllata e dirompente, c’è una tecnica cristallina che mostra tutta la voglia di esplorare nuove lande musicali alla ricerca di linguaggi e suoni, combinando felicemente il free d’oltreoceano con la musica europea. E’ questo a mio avviso forse il gruppo che più identifica la musica e la bravura e il percorso musicale di John Surman al di là delle sue esperienze in “solo”, con due partner di livello assoluto almeno uno dei quali, Barre Phillips, lo accompagnerà in diverse esperienze musicali. L’altro, Stu Martin, verrà a mancare nel 1980 a Parigi.

Altre testimonianze di questo seminale trio sono “Conflagration” del 1971 – con Surman, Martin e Phillips c’è la meglio gioventù della jazz inglese dell’epoca, da Dave Holland a John Taylor – e “By contact” registrato nello stesso 1971 e pubblicato dalla meritoria Ogun Records nel 1987, dalle cui note di copertina si evince però erroneamente che le registrazioni sono targate 1979, periodo in cui The Trio era già sciolto. Inoltre nell’introvabile bel triplo LP edito dalla BASF nel 1971 e pubblicato in doppio CD dalla Four Aces “Ossiach Live” che raccoglie registrazioni di quel festival che si teneva in Austria, The Trio esegue “Off Dear” e partecipa all’esecuzione di “Mahgreb Suite” nell’ensemble multitietnico nel quale milita anche il violinista Francese Jean Luc Ponty. Su You Tube si può anche ascoltare l’audio del concerto al festival di Altena, del 1970

Peccato che l’etichetta francese che ha curato la ristampa abbia massacrato letteralmente la copertina trasformandola da un bianco gatefold con foto interne ad una semplice busta con foto sull’esterno e titoli sul retro. Sono convinto che riprodurre la copertina originale avrebbe influito davvero poco sul costo del doppio ellpì. Ma tant’è. Ci tenevo a dirvelo.

CIUMAFINA “Pastrocchio”

CIUMAFINA “Pastrocchio”

CiumaFina “Pastrocchio”

NUTRAD RECORDS, CD, 2016

di Alessandro Nobis

“Pastrocchio”, ovvero “dove si racconta delle vicende amorose tra una nyckelharpa ed un organetto diatonico”. Questo potrebbe essere un possibile sottotitolo per queste registrazioni di Josefina Paulson e Stefano Delvecchio, ed anche se il tutto viene proposto come un incontro casuale tra i due musicisti, la musica che si ascolta sembra invece ben studiata a tavolino, scritta, arrangiata e meravigliosamente suonata.

pastrocchio-1-600x600Stefano Delvecchio, organettista nell’ensemble Bevano Est – una delle migliori formazioni del cosiddetto Nuovo Folk Italiano – e Josefina Paulson, svedese, cantante e virtuosa della nyckelharpa ci regalano cinquantatre minuti di musica tra la tradizionale e quella di nuova composizione creando un ponte – all’apparenza improbabile – tra le terre nordiche e quelle romagnole. Melodie popolari quindi che assumono nuove sembianze grazie alla combinazione – ripeto sorprendente – di questi due strumenti: Melchiade Benni vicino a Gustaf Wallin e August Bohlin (storici violinisti popolari), melodie nordiche e testi in romagnolo (“Ad occ cius”), gighe romagnole ed un brano, “Meeting Point” che la dice lunga sull’incontro tra le due tradizioni e la ricerca di un linguaggio comune per comunicare. Ecco, la musica serve a questo. Comunicare.