BILL EVANS “Some Other Time”

BILL EVANS “Some Other Time”

BILL EVANS

“Some other Time: The Lost Sesson from the Black Forest”
 – Resonance 2CD, 2LP 2016

di Alessandro Nobis

“Record Day Store” o no, sia benedetto questo doppio LP che ci regala due ore di paradisiaco jazz – per di più inedite – del trio di Bill Evans targato 1968, ovvero quello con l’allora ventiseienne Jack DeJohnette (che da lì a qualche mese entrò a far parte del gruppo di Miles Davis) e il contrabbassista ventiquattrenne Eddie Gomez.

Sul pianismo di Bill Evans e sulla sua influenza su pianisti e chitarristi sono stati scritti fiumi d’inchiostro dai più autorevoli critici specializzati, certo è che la sua figura è senz’ombra di dubbio fondamentale anche per i suoi lavori solo, in duo (con Jim Hall) ed in trio (uno su tutti, quello con Paul Motion e Scott LaFaro).6a00e008dca1f088340163066ca3cd970d-500wi

Questa session – registrata il 20 giugno del 1968 – è rimasta inedita misteriosamente fino ad oggi, è l’unica in studio e risale a cinque giorni dopo la registrazione pubblicata dalla Verve dell’esibizione al Festival di Montreal, in Svizzera: naturalmente parliamo di jazz sublime, che scorre con una fluidità, un senso dell’estetica e del lirismo che la musica afroamericana – ma allargherei il discorso alla musica del Novecento in toto – ha raramente raggiunto. Queste sessions avrebbero dovuto in realtà produrre un LP – era d’accordo anche Helen Keane, manager del pianista americano – ma poi non se ne fece nulla ed i nastri finirono ahinoi in qualche magazzino fino a quando vennero rispolverati e pubblicati, dopo quasi cinquanta anni: il disco 1 include anche brani in duo (ad esempio “These Foolish Things” e “I Remember April”), l’altro il disco come avrebbe dovuto essere pubblicato.

Due ore di Paradiso. Non artificiale.

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CARA “Yet we sing”

CARA “Yet we sing”

CARA

“Yet we sing”
 – ROUGH TRADE CD, 2016

di Alessandro Nobis

Una volta trascorsi gli anni gloriosi dei grandi musicisti di folk revival di matrice scoto irlandese molti dei quali ancora fortunatamente in attività, la sfida per i nuovi ensemble è quella di far tesoro dei loro insegnamenti e di scrivere nuove canzoni su tematiche attuali e nuove aria di danza. Questo quinto album dell’ensemble “Cara” prodotto dalla prestigiosa etichetta Rough Trade prosegue su questo sentiero, tra brani tradizionali e brani di nuova composizione.
E, a proposito dei primi ed a conferma di quanto detto in apertura, ecco due imagebelle e raffinate versioni dei super standard “Little Musgrave” (in America conosciuta come “Matty Groves”) e di “The Elfin Knight” con il pianoforte che accompagna i testi narrativi, e tra gli originali – sempre nel solco della tradizione – segnalo il brano di apertura “A leaf for a sail” di Kim Edgar ed “Anchor in the Sky” scritta dalla band.

Musica celtica ben suonata, un bel suono d’insieme quasi cameristico per questo quintetto: Kim Edgar alla voce e pianoforte, Hendrik Morgenbrod alla cornamusa irlandese, fiati e voce, Gudrun Walther al violino, voce, organetto diatonico e viola, Jurgen Treyz ai plettri e Rolf Wagels al bodhran.

Viene proprio voglia di assistere ad un loro concerto, magari quest’estate. Chissà.

JORDI SAVALL, MONTSERRAT FIGUERAS “Battaglie e lamenti”

JORDI SAVALL, MONTSERRAT FIGUERAS “Battaglie e lamenti”

MONTSERRAT FIGUERAS – HESPERION XX – JORDI SAVALL

“Battaglie e lamenti”
 ARCHIV PRODUKTION CD, 1982 – 2016

di Alessandro Nobis

Registrato nel 1981 in quel di Berlino, è stato pubblicato solo di recente quella che credo sia l’unica registrazione effettuata da Jordi Savall per la storica etichetta Archiv Produktion. Per la precisione però, Savall pubblicò per la sua Alia Vox nel 2000 un altro CD dallo stesso titolo, nel quale erano inclusi solamente due brani contenuti nel disco Archiv (gli autori erano Barbara Strozzi e Iacopo Peri).

Oltre a Savall naturalmente parteciparono a questa sessione di 35 anni fa l’Ensemble Hesperion XX (con tra gli altri il clavicembalista Ton Koopman) e la soprano Montserrat Figueras.

Il repertorio, tutto composto da vari autori tra il 16° ed il 17° secolo, è così particolare, così diverso dalla più conosciuta musica barocca da avermi lasciato letteralmente a bocca aperta per la sua originalità e bellezza. “Battaglie”, “Lamenti” e “Canzoni in echo” sono le tre tipologie presenti eseguite con la solita, si fa per dire, maestria, perizia ed intensità interpretativa da questo gruppo di musicisti che a tutt’oggi sono quanto di meglio sia possibile ascoltare nell’ambito del repertorio barocco e pre barocco.SAVALL

Le più sorprendenti, almeno per noi neofiti, sono le “Canzoni in Echo”: di origine è veneziana erano la geniale alternanza di parti musicali e cantate che prese il nome di “Cori Spezzati”. La loro naturale evoluzione furono appunto le “Canzoni in Echo”, nella quali – in poche parole – una parte dei musicisti esegue un frammento del brano ed immediatamente dopo altri musicisti ripetono le ultime battute in una sorta di effetto eco. I “Lamenti” – qui sono presenti quello composto da Jacopo Peri (“Lamento di Jole”) e da Barbara Strozzi (“Sul Rodano severo”) – rappresentano invece le più intime emozioni dell’animo umano, e l’esecuzione di Monserrat Figueras, Ton Koopman, basso continuo e tiorba ci restituisce perfettamente l’atmosfera e le idee che erano alla base di questo tipo di composizione.

Infine le “Battaglie”, composizioni direi descrittive nelle quali la partitura riproduce suoni di fanfare militari, urla guerresche, incrociare di spade attraverso l’uso di ritmi martellanti, ripetizione frequente delle stesse note e delle parti cantate; tra queste sottolineo “Aria della battaglia a 8” di Annibale Padovano che apre questo esemplare disco.

FRANCO MORONE “Back to my best”

FRANCO MORONE “Back to my best”

FRANCO MORONE

“Back to my best” Acoustic Guitar Records, 2012

di Alessandro Nobis

A questo punto della sua carriera – nel 1990 esordisce con l’ottimo “Stranalandia” – Franco Morone si ferma un attimo e volge il suo sguardo all’indietro, quasi per fare un bilancio di questi ventidue anni trascorsi in compagnia della sua chitarra. Riascolta le vecchie incisioni, i missaggi, gli arrangiamenti, ne sceglie una quindicina e decide di risuonarli, per dirla alla Jannacci “per vedere l’effetto che fa”. Va a pescare nel suo “vecchio” repertorio, dal già citato “Stranalandia”, da “Guitarea” del ’94, “Melodies of memories” del ’98 e da “Running Home” del 2001, in pratica i suoi primi quattro album di composizioni originali, tra i quali – nel 2007 -si inserisce lo splendido “Irish Tunes” dedicato come si può ben capire al mondo della tradizione celtica, alla quale Morone ha numerose volte dimostrato amore e grande capacità di interpretazione.

Non è certamente un’operazione nostalgica, piuttosto la voglia di sfidare se stesso e la sua musica, risuonandola con il “senno di poi” e soprattutto con un’attenzione diversa considerato che nel frattempo sono passati diversi anni nei quali ha tenuto numerosissimi concerti ed ha potuto via via rielaborare alcune tra le composizioni che hanno nel tempo incontrato il favore del pubblico.

Ecco quindi “Parata dei saltimbanchi” e “Flowers from Ajako” da “Melodies of memories”, “Strangeland” dal suo album d’esordio, e ancora “New Oopart”, “Walk on J.J. Cale’s walk“ e “Picking the joys of life” dal suo quarto CD, solo per citare alcune perle di questo nuovo capitolo della vita musicale di questo che a detta di molti è uno dei più raffinati interpreti della chitarra acustica “fingerpickin’” in circolazione per la sua tecnica diamantina e per la sua capacità di fare sue le melodie più diverse, suonandole in modo tutt’altro che calligrafico. Una dote rara.

MORA & BRONSKI “2”

MORA & BRONSKI “2”

MORA & BRONSKI

“2”
 – AUTOPRODUZIONE CD, 2015

di Alessandro Nobis

Se volete fare un viaggio “lowcost” nella musica americana o se volete organizzare una serata all’insegna della storia della musica a stelle e strisce, procuratevi questo secondo episodio della Premiata Ditta Fabio Mora (voce) e Fabio “Bronski” Ferraboschi (chitarra acustica, steel, banjo, voce e armonica), o ancora meglio chiamate questi due musicisti.

Nella loro musica ci trovate di tutto: dai suoni in puro stile cajun al blues più sanguigno, dai padri della musica “americana” ai tradizionali che “vantano un numero illimitato di imitazioni”. UnknownMa attenzione non è un “mapazzone” come qualcuno può immaginare leggendo la scaletta, tutt’altro; e la cartina al tornasole che rivela qualità del lavoro non sono i brani accennati prima, ma le due composizioni originali scritte a quattro mani dai due musicisti, ovvero “Se vuoi andare vai” e “Nostra Signora dei Senza Nome”. Certo, seguono il solco della musica che i due amano suonare, ma l’arrangiamento delicato ed il sinuosità della melodia ci danno la cifra stilistica di quello che ascoltiamo. Certo, in “Mannish Boy” ci sono anche i preziosi cammei della chitarra di Lorenz Zadro (che appare anche negli omaggi a Jimmy Reed, Sam Chatmon e Lemmy Kilmister) ed il violino di Francesco Diddi che arricchiscono il suono d’insieme ma resta il fatto che questo disco è un sincero omaggio alle radici del folk americano. Mi aspetto a questo punto il prossimo lavoro, magari più dedicato a composizioni originali. Il suono c’è, la bravura anche, quindi……………..

ROBERTO DALLA VECCHIA & JIM HURST “Atlantic Crossing”

ROBERTO DALLA VECCHIA & JIM HURST “Atlantic Crossing”

JIM HURST – ROBERTO DALLA VECCHIA

“Atlantic Crossing”
 – AUTOPRODUZIONE CD, 2015

di Alessandro Nobis

Pubblicato lo scorso anno, questo lavoro nasce dalla collaborazione tra due chitarristi di ottimo livello, l’americano Jim Hurst e Roberto Dalla Vecchia, uno dei più attendibili ed accredidati predicatori del verbo della chitarra flatpicking del vecchio continente. Il titolo dà il senso di quello che si va ad ascoltare: non è solamente l’italiano che ricalca gli stilemi e le melodie del folklore americano, è la ricerca di un linguaggio comune partendo semplicemente dallo stile chitarristico utilizzato; nelle dieci tracce ci sono naturalmente alcuni classici – terreno di sfida tra i due come la celeberrima “Back to the Old Smokey Mountains ripresa da Chet Aykins – ma ci sono anche, e benvengano sempre, composizioni originali come “Moonlight Passage” di Dalla Vecchia o la conclusiva “Walking to Vicenza” del pluri decorato chitarrista del Tennessee. E sentire poi due doverosi omaggi all’epopea della Grande Guerra – arrangiati in modo originale da farli sembrare delle folksongs tradizionali nordamericane – come “Monte Pasubio” di Bepi De Marzi ed il tradizionale “Battaglione dei 7 Comuni” dà un valore aggiunto a tutto il valore di questa collaborazione, che mi auguro prosegua con la sincerità, passione ed intensità che sprizza dai solchi di questo “Atlantic Passage”.

Musica naturale, semplice e pura che arriva diretta alla mente – ed al cuore – di chi la ascolta.

MAURO MERCURI “L’anello di zinco”

MAURO MERCURI “L’anello di zinco”

MAURO MERCURI

“Anello di zinco” . Illustrazioni di Lele Vianello

Segni d’autore, 2015. 228 pagine € 20,00.

di Alessandro Nobis

Per amore del sapere, liberatevi di tutto quello vi hanno raccontato a scuola e quanto avete letto sui libri di testo sul fenomeno del brigantaggio meridionale. Poi sarete pronti a tuffarvi nelle pagine di questo volume scritto dallo storico Mauro Mercuri. E’ un volume che nella sua struttura si presta ad una facile lettura, l’ideale punto di partenza per quanti non abbiano mai creduto all’Unità Nazionale vissuta come momento di entusiasmo collettivo delle genti. Basato su ricerche approfondite, scritto con un linguaggio chiaro ed efficace, può – dovrebbe – diventare uno strumento didattico da utilizzare negli istituti scolastici, a partire da quelli del primo livello. Vi si legge dell’organizzazione statale borbonica, del progresso industriale, della prima ferrovia sul suolo italico, dell’economia e del tenore di vita del tempo.anello 01

Il titolo fa riferimento all’assedio di Gaeta, quando un frammento di uno shrapnel ruppe le finestre delle stanze della Regina Maria Sofia; l’ultima sovrana del Regno delle Due Sicilie ne raccolse una, la infilò ad un dito e fu subito imitata dalla popolazione. Vennero in seguito fabbricati anelli che identificarono chi li indossava come leali a Federico II, combattenti che difendevano la propria terra, i propri averi, le persone amate e che vennero chiamati dai piemontesi “Briganti”.

La lettura induce il lettore a porsi una serie di interrogativi riguardanti la storia del nostro Paese e di come gli è stata raccontata e come viene ancora raccontata nelle aule scolastiche; “i libri di storia li scrivono i vincitori”, è un modo di dire purtroppo frequente, ma questo “Anello di Zinco”, come ho detto, fa riflettere.

anello 03Per le vicende che vi si raccontano, per come vengono descritti i protagonisti di questo periodo storico che non è stato ancora completamente superato e per come la microstoria si intreccia con la storia è un libro che consiglio a tutti, anche per le efficaci immagini di Carlo Rispoli del quale ricordo la bellissima graphic novel “La Coccarda Rossa, 1861” con il soggetto curato sempre da Mauro Mercuri che ci proietta con le efficaci illustrazioni in quel periodo della storia italiana.

Il volume è reperibile su internet, nelle maggiori catene di librerie, in quelle indipendenti e naturalmente sul sito dell’editore.

www.segnidautore.it