LA FONTANA AI CILIEGI, sabato 14 MAGGIO 2016.

FRANCO MORONE

di Alessandro Nobis

E’ sempre con grande piacere che assisto ai concerti di Franco Morone; a Verona mancava da tre anni e la sua ultima apparizione nel veronese, se non sbaglio, fu alla vecchia sede de La Fontana, quella di Avesa.

Il chitarrista abruzzese è salito sul palco senza una scaletta ben definita, e così il concerto ha toccato tutti i territori musicali che Morone ha affrontato nella sua carriera. Al di là della sua tecnica diamantina – ricordiamo come sia uno più apprezzati chitarristi in circolazione – ciò che ancora una volta mi ha affascinato è stata la sua capacità di personalizzare e rinfrescare il repertorio, sia quello “proprio” che quello altrui. Ecco quindi quallo “celtico” con “John Barleycorn / The star of the County Down”, “Carolan’s Concerto” e “Inisheer” di Thomas Walsh”, il jazz di “Summertime” e “Mercy Mercy Mercy” di Joe Zawinul (composto nel 1966 quando militava nel gruppo di Cannonball Adderley), il blues di Joseph Spence e di sua composizione (“Miles of Blues” e “Blues when i lost you”) ed i suoi bellissimi brani orginali, tra i quali, oltre ai due già citati, ricordo “The followers of Dulcamara”, “Porta sul mare” dal vago sapore di Fado, o “Sunset Song” fino al brano finale con una direi scoppiettante, anzi travolgente travolgente “Tarantella Abruzzese”.

FullSizeRender 2Musica strumentale di grande spessore, eseguita con l’eleganza e la raffinatezza che dai tempi di “Stranalandia” (correva l’anno 1990) sono la cifra stilistica di questo musicista che, paradossalmente, gode di grande fama e stima quasi più all’estero che in Italia, dove i Festival dedicati alla chitarra sono sempre troppo sparuti al cospetto invece di una serie di strumentisti – anche giovani – che si dedicano con dedizione e passione allo studio di questo strumento.

Ma così vanno cose in questo strano Paese.

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