di Alessandro Nobis

Ballabili ’90 è il nome di un nuovo progetto musicale che nasce tra Verona e Rovigo. Protagonisti del quartetto, che come leggerete propone un repertorio di melodie ballabili in voga nei primi decenni del secolo scorso, sono Alfredo Nicoletti, Marco Brancalion, Rita e Fiorenza Brizzi.

Vista la particolarità del repertorio, molto interessante e vario che dà una dimensione precisa della musica di quegli anni, ho rivolto ad Alfredo Nicoletti alcune domande. Ecco cosa mi ha risposto:

1 – Come nasce l’idea di costituire un ensemble con repertorio così particolare partendo dal duo Varbondei con il violinista Marco Brancalion?

Con Brancalion avevamo già un repertorio di Bal – Folk, musiche di estrazione popolare legate al ballo, con una predilezione particolare per le danze di coppia, polke, mazurke, valzer, schottish, quello cioè che viene chiamato Vecchio Liscio, l’incontro fortuito con le sorelle Brizzi (chitarra e mandolino) che io conoscevo già, e una prima (bellissima) seduta musicale a casa mia ci avevano convinto a provare a proporre questo repertorio di ballabili legati particolarmente all’inizio ‘900.  

BALLABILI 012 – Quali sono i vostri punti di riferimento musicale?

Le riproposte di questo tipo di musica fatto da gente come Carlo Aonzo, Beppe Gambetta, il loro dischi Serenata e Traversata, i lavori di David Grisman, la vicinanza con vecchi mandolinisti veronesi, con i quali suonavo il venerdì sera all’osteria al Duomo a Verona, e le occasionali suonate, chitarra e mandolino, con Arturo Zardini.

3 – Quali sono le annate in cui questo repertorio diciamo così, vanno per la maggiore?

In Nordamerica erano parecchi i gruppi formati da immigrati italiani che incidevano questo repertorio. Esisteva addirittura una “mercato” discografico specializzato in questo genere di musica “a ballo”.

Le musiche che proponiamo appartengono quasi tutte ai primi anni del ‘900 e sono strettamente legate al repertorio mandolinistico.

4 – Come hai conosciuto Fiorenza e Rita Brizzi?

Le sorelle Brizzi abitavano di fronte a casa mia, da bambino giocavo con Rita, mia coetanea mentre Fiorenza era a scuola con mia sorella.

Il padre di Rita e Fiorenza guidava le filovie e riparava orologi e, come molti in quartiere (Tomba) a quei tempi, era un buon musicista dilettante, suonava il mandolino, alla pratica del quale aveva indirizzato la figlia Fiorenza.

Ci eravamo poi persi di vista per anni fino a un incontro, un sabato mattina, nel cimitero del nostro quartiere dove, dopo aver chiacchierato un po’ avevamo deciso di trovarci per suonare qualcosa assieme.

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