OREGON

“Winter Light”, Vanguard Records, 1974

di Alessandro Nobis

Nell’estate del 1974 Ralph Towner, Glenn Moore, Colin Walcott e Paul McCandless entrano in studio per registrare quello che secondo me rappresenta il vertice della loro produzione con questa line-up, ovvero “Winter Light”. Pubblicato come terzo disco, è in realtà il loro quarto album considerato che il primo, registrato nel ’70, fu pubblicato solamente dieci anni dopo con il titolo “Our First Record”.

Incontratisi all’Università dell’Oregon e nonosciutisi nell’ambito del Paul Winter Consort, il quartetto può a pieno diritto essere considerato come il capostipite e inventore di un genere, la cosiddetta “world music” che mescola con il jazz diverse influenze, suoni e stili musicali. E gli Oregon lo hanno fatto in modo mirabile e sapiente, regalando “perle di saggezza” musicale come questo magnifico Winter Light. Di più, dal vivo avevano sviluppato una capacità improvvisativa che mai più nessuno in questo ambito ha saputo riproporre a questi livelli e che avevano saputo perpetuare anche dopo la scomparsa di Colin Walcott prima con Trilok Guru e poi con Mark Walker. La chiave è l’eclettismo dei musicisti: di Towner celeste chitarrista ed altrettanto pianista, di McClandless bravissimo a destreggiarsi ai sassofoni ed all’oboe, di Colin Walcott che passa non nonchalance dal sitar alle tabla e dal clarinetto alle congas ed infine di Glenn Moore, quadratissimo contrabbassita ma anche violinista e pianista. Tutti sono compositori e in Winter Light trovi straordinarie melodie come le towneriane “Ghost Beads” ed il brano che apre la prima facciata “Tide Pool” – il brano che mi ha aperto l’universo Oregon) -, la struggente “Fond Librè” di McCandless, l’interpretazione di “Witchi Tai Tu” di Jim Pepper e le argute improvvisazioni di “Poesìa” e “Street Dance”.

Grandioso.

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