LA FONTANA AI CILIEGI, SAN PIETRO IN CARIANO (Vr), sabato 12 MARZO 2016

di Alessandro Nobis

Gli Hot Three sono la cantante Adele Guglielmi ed i chitarristi Sandro Gibellini e Marco Poli: la loro missione è la riscoperta del songbook di uno dei maggiori compositori nordamericani del ‘900, ovvero Izrail’ Moiseevič Bejlin, a.k.a. Irving Berlin. Quanto sentito nel veronese, alla Fontana ai Ciliegi per l’occasione trasformata in un jazz club (non fumoso per mia fortuna), ci ha ricordato quanto sia stato importante e prolifico il lavoro di questo autore di origine russa forse un po’ dimenticato e quanto sia stata intelligente la scelta di questi tre jazzisti italiani di rivolgere la loro attenzione alle sue composizioni, soprattutto verso quelle meno conosciute.

IMG_1144Via rischiosa ma lucidamente percorsa grazie agli arrangiamenti che mettono in piena luce la bellezza e la purezza di queste melodie che interpretate fuori dal contesto cinematografico “esplodono” in tutto il loro fascino e grazie anche naturalmente alla bravura dei tre: di Gibellini conoscevo già la sua grande personalità e bravura tecnica, i suoi compagni di viaggio non li conoscevo. Bella, precisa ed espressiva la voce di Adele Guglielmi ed efficace il chitarrismo “mainstream” di Marco Poli.

Gli Hot Three hanno dato la possibilità di riascoltare – o ascoltare per la prima volta – brani tratti da “On the Avenue” (1939) come “He ain’t got a rhythm”, “As thousand Cheer” del ’35 come “Heatwave” o tratti dal film dell’anno seguente “Follow the fleet” (con Fred Astaire e Ginger Rogers) come “I’m putting all my eggs in a basket” e “Let your self go”. Voglio ricordare inoltre il bel solo di Gibellini in “Change Partners” e l’efficace interplay con Poli in “All by myself”BerlinPortrait1

Certo, come sempre capita a chi vuole sfidare i cosiddetti “Standards” non è facile misurarsi con Billie Holiday, Frank Sinatra, Ella Fitzgerald e compagnia bella, ma se lo fai con la consapevolezza dell’irraggiungiblità dei modelli e con la discrezione e la professionalità condite dall’idea di come lavorare sui testi sacri e di personalizzare le melodie, il risultato può essere molto interessante. E’ il caso degli Hot Three.

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