“Emanuele Maniscalco meets Sandro Gibellini”

Ritmo&Blu Records, 2016

di Alessandro Nobis

Mi sto chiedendo, adesso, mentre scrivo, quanti siano i dischi di jazz che vedano coinvolti solamente il pianoforte e la chitarra. Senza chiedere “aiutini informatici” mi vengono in mente i celestiali “Undercurrent” e “Intermodulation” della premiata ditta Hall – Evans ed in ambito italiano l’ottimo live “Percorsi” di Lanfranco Malaguti e Umberto Petrin. Non ricordo altro.

Ah si, anche questo “Meets”, ovvero una splendida collaborazione del chitarrista Sandro Gibellini e del pianista Emanuele Maniscalco. Un bel disco ribadisco, posso dire “nato” grazie al crowfunding che ha consentito finalmente a Gibellini di rifarsi “vivo”, discograficamente parlando intendo, perché la sua attività live è meritatamente più intensa.

I due si incontrano negli ampi territori del mainstream d’alta scuola, con quattro brevi puntate in quelli più insidiosi dell’improvvisazione (“Detune ahead”, “Be no means”, “Almost Easter” e ”Coffee with bread”). Piatto forte sono comunque le rivisitazioni dei grandi autori del jazz (il Charlie Parker di “Passport”, la bellissima ed introspettiva “Blue Midnight” di Paul Motian o la coppia Mercer / Kern di “I’m old fashioned “ che apre il disco) e, voglio sottolinearlo, le composizioni originali di Sandro Gibellini “Relaxin’ at Alisei” e “Feliz”.

Interplay di gran classe ed intelligente scelta del repertorio, un altro esempio di come si sia sviluppato il jazz italiano anche in ambito mainstream. La linea tracciata da Salvatore Massaro che passa attraverso Wes Montgomery, Tal Farlow, Jim Hall ed anche, perché no, da Franco Cerri, è quella che prosegue in Sandro Gibellini, ed anche il pianismo di Emanuele Maniscalco è fortemente intriso da quello dei grandi padri che hanno fatto la storia della musica afroamericana.

Siedetevi in poltrona, rilassatevi e ossigenate il cervello. Poi procuratevi il disco.

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