KAREN DALTON “1966”

KAREN DALTON “1966”

KAREN DALTON

“1966” DELMORE Recordings, CD, LP – 2011

di Alessandro Nobis

Pubblicato nel 2012 da Folk Bulletin

Nel 1963 una delle cose più interessanti – la più interessante secondo Ritchie Havens – che si potevano sentire girando per i Cafè del Greenwich Village di New York era certamente il trio di Tim Hardin, con Richard Tucker e la cantante Karen Dalton, pseudonimo di Karen Cariker. Ora, queste canzoni pubblicate per la prima volta non sono le più vecchie in circolazione della Dalton (il doppio CD della Megaphone pubblicato nel 2007 ne contiene di registrate l’anno prima e “Green rocking chair” pubblicò registrazioni del 1962/63), ma contribuiscono ad integrare ed a valorizzare ancor più uno dei maggiori talenti che la musica americana produsse negli anni sessanta e che non seppe gestire, se è vero che, dopo la pubblicazione di “It’s so hard to tell who’s going to love tou the best” del 1969 e “In my own time” del 1971 questa eccezionale interprete sparì dalla circolazione; venne trovata morta in una strada di New York consumata dall’AIDS dopo essere stata preda dell’alcool e della droga e dimenticata da quanti avevano predicato il suo talento negli anni della sua giovinezza.

PrintLa sua voce è stata avvicinata a quella di Billie Holiday, nel suo repertorio troviamo la canzone d’autore – Tim Hardin e Fred Neil – il folk americano – “Green Rocky Road”, “Katie Cruel”, “Cotton Eyed Joe” – e “God bless the Child” scritto appunto da Billie Holiday qui in una magnifica versione “folkie”.

Registrazioni che ci mostrano un lato intimo della musica di Karen Dalton, quello della dimensione privata, del suonare per il piacere di farlo magari per pochi amici – Richard Tucker che porta sua chitarra ed un altro che pensa bene di registrare la session – ad esempio, una registrazione riemersa e coraggiosamente pubblicata dalla Delmore anche in vinile di grande qualità, con un bell’inserto dedicato alla vita ed alla musica di questa grande musicista dal talento diamantino.

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DALLA PICCIONAIA: Zephyros

DALLA PICCIONAIA: Zephyros

QUARTETTO ZEPHYROS

LA FONTANA AI CILIEGI, SAN PIETRO IN CARIANO (Vr), sabato 13 FEBBRAIO 2016

Quartetto che nasce nell’entourage dei Calicanto e che ruota attorno alle composizioni dell’arpista Alessandro Tombesi e della violoncellista / cantante Annamaria Moro e che comprende anche le percussioni di Alessandro Arcolin e la chitarra di Francesco Rocco – musicisti che avevano partecipato alle session di registrazione di “Barene” CD dell’arpista padovano pubblicato sei anni fa -, Zephyros ha regalato alla Fontana ai Ciliegi i suoi momenti migliori, a mio avviso più significativi ed interessanti, nell’interpretazione dei brani più introspettivi, quelli più “cantabili” con arrangiamenti delicati ed efficaci: mi riferisco in particolare a ”Moresche Corse”, a “Moon”, alla suite in tre parti “Nana / Hypnos / Finale”, alla canzone “Dormiveglia” composta da Annamaria Moro ed all’iniziale “Terre emerse / Barene” con la bellissima “Dam dun dai” – a quattro voci –  e “Zephyros” presente nel già citato bel CD di Tombesi.

ZEPHYROS 2
Zephyros alla Fontana ai Ciliegi

E’ un quartetto che a mio avviso ha ampi spazi di crescita, un gruppo che, a detta dello stesso Alessandro Tombesi, è una sorta di laboratorio nel quale si lavora alla ricerca di una precisa rotta da seguire. In questa ottica vanno giudicati pertanto gli inserimenti di brani di Corea, Sting e Jobim, che rispetto al resto del repertorio stridono un poco nonostante l’efficacia degli arrangiamenti.

Sarà stata la sera di San Valentino, sarà stata la diretta di Juve – Napoli, sta di fatto che al concerto del quartetto padovano non c’era il pubblico delle grandi occasioni. Peccato perché noi che c’eravamo il concerto ce lo siamo gustato fino alla fine.

Stavolta gli assenti hanno avuto torto.