IL DIAPASON INTERVISTA LA CONTRADA LORI’

IL DIAPASON INTERVISTA LA CONTRADA LORI’

All’indomani della pubblicazione del loro ottimo secondo lavoro “Eviva il mar”. abbiamo incontrato gli “uomini” della Contrada Lorì per fare un po’ il punto della situazione e per avere qualche dettaglio in più del loro percorso musicale. Ricordo che il nome del gruppo fa riferimento ad una piccola contrada di un piccolo Borgo a Nord di Verona, Avesa (comune indipendente fino ai primi del ‘900) attraversato da torrente Lorì, lungo il quale per secoli le “lavandaie” lavavno i panni delle famiglie abbienti veronesi (ndr)

Facciamo un bilancio del vostro primo lavoro: che riscontri avete avuto dalla critica e soprattutto dal pubblico?

“Doman l’è festa”, è stata la coronazione del lavoro svolto nei primi due anni di vita della Contrada. Una sorta di istantanea che ha fissato in fonogrammi le idee compositive originali e le nostre versioni di alcune canzoni pescate dal repertorio tradizionale del territorio veronese. Il bilancio è senz’altro positivo, è un’opera prima che rende a pieno la nostra idea di musica.

Avete avuto modo anche di farvi conoscere fuori dall’area veronese?

In un mondo globalizzato la nostra musica scorre in lungo e in largo, ci sono famiglie a Barcellona che portano i bimbi a scuola ascoltando la Contrada in auto. Siamo a Copenhagen, in Francia, in Canada, negli Stati Uniti ecc… Il nostro primo disco è volato in aerei e buste come regalo a zii, amici e parenti, o semplicemente è volato con tutti i nostri amici sparsi nel mondo che attraverso questo disco si sentono vicini a casa. La cosa curiosa è che tutto questo è avvenuto senza l’utilizzo della musica liquida. Stiamo ancora pensando a come affrontarla. Per quello che riguarda l’attività concertistica suoniamo essenzialmente grazie al passaparola, e raramente abbiamo oltrepassato il confine della provincia. Non è un limite o una paura ma per ora sta accadendo così, anche se i vecchi del gruppo lamentano pigrizia di fronte a le lunghe trasferte (ride)

Solitamente il primo disco è il risultato di un lungo lavoro di progettazione e della sua concretizzazione dove vengono convogliate tutte le energie dei musicisti, e il secondo è una sfida, una verifica della consistenza di una “vena creativa”. Qual è stato il concetto che avete sviluppato per questo vostro secondo disco?

Non siamo una Rock band, il nostro approccio al mondo discografico è molto rilassato ed è più vicino a quello della fotografia. I due dischi rappresentano semplicemente lo stato della Contrada al momento dell’incisione in termini di repertorio, musicisti presenti e idee. In “Eviva il mar” si sente l’esperienza fatta nei concerti e c’è una grande conpartecipazione di idee a livello di arrangiamenti. Nella seconda parte emerge la vena cantautoriale della Contrada grazie all’opera del nostro maestro e paroliere Turopero…il Battisti/Mogol di Contrada.

Il sottotitolato recita “Canzoniere di Contrada – Volume 2”. Cosa intendete indicare con questo?

Nel pensare al disco come contenitore di un libretto, abbiamo idealmente ripreso la tradizione dei foglietti dei cantanti ambulanti di un tempo e abbiamo creato per ogni disco un piccolo canzoniere che si può consultare. In entrami i dischi il libretto contiene testi e accordi nella speranza divulgativa del mezzo cartaceo affiancata al supporto cd.

Leggendo i titoli di “Eviva il mar”, il disco appare come una sorta di “concept album”.

Sicuramente il mare ha avuto un’importanza fondamentale in questo secondo disco. E’ stato registrato quasi tutto in una casa a picco sul mare in Calabria con le isole Eolie all’orizzonte in un Settebre meraviglioso e caldo. Il brano che da titolo al disco rende l’idea di questa atmosfera. Non c’è un’dea di concept ma un accompagnamento all’ascolto che si svolge in diverse parti. Parte con un’atmosfera intima e poi vira verso una situazione più movimentata che riesce a trasmettere l’energia dei nostri concerti.

Questa volta avete coinvolto parecchi altri musicisti, di generazioni diverse, di “appartenenze” musicali diverse.

Si. Non abbiamo badato a spese! La formazione della Contrada stessa è cambiata nel tempo e sono presenti quasi tutti i musicisti che collaborano con noi. Avevamo bisogno di alcuni strumenti aggiuntivi: un violino folk, un clarinetto raffinato, una tromba grintosa…e tanti hanno accettato di contribuire al disco. Abbiamo coinvolto gli amici folkloristi Alfredo Nicoletti e Marco Brancalion e musicisti che provengono dal jazz come il sassofonista friulano Filippo Orefice e il trombettista veronese Beppe Zorzella. Si aggiunga il banjo infuocato di Mirko De Santi, la voce virtuosa dell’attrice Giovanna Scardoni e i cori delle amiche che hanno partecipato alle registrazioni. Da segnalare il duetto canoro di Angela e Mirella, le due cantore di Pojano che abbiamo conosciuto suonando per strada e che ci hanno regalato la dolce “vien vien Giulieta” incisa a casa loro e ripresa anche a modo nostro in una versione piaciona e irriverente.

La Contrada Lorì non è un ensemble che ripropone esclusivamente materiale tradizionale. C’è invece un equilibrio tra questo e quello di composizione, ma ciò che permea “Eviva il Mar” è l’utilizzo della parlata veronese. Come mai questa scelta, peraltro manifestata anche nel vostro lavoro d’esordio?

La Contrada canta in veronese, lo facciamo fin dall’inizio ed è sicuramente il nostro carattere distintivo. In un panorama dialettale, spesso caratterizzato da canzonette simpatiche o di cattivo gusto, i nostri riferimenti mirano a lavori come Creuza de ma di De Andrè per i brani cantautoriali, alla scuola Milanese per i brani umoristici, alla semplicità e naturalezza del primo Pino Daniele. Credo che ognuno di noi abbia una sua motivazione profonda per suonare e cantare in veronese. Io, ad esempio, mi occupo di word music da venti anni. Dopo tanto pellegrinaggio musicale in regioni linguistiche e musicali tanto diverse, qui nella Contrada, mi sento a casa e mi ritrovo a suonare la “mia musica” con gli amici più cari.

 “Eviva il mar” è dedicato al fisarmoniscita Domenico Anselmi detto “Minci”. Come mai questa scelta?

Nel primo disco erano presenti nostre versioni di due strumentali di Arturo Zardini. In questo elaboriamo tre strumentali del Minci. Uno storico fisarmonicista che è stato scoperto e registrato da quelli del Canzoniere Veronese negli anni 80. Figlio di musicisti è stato uno dei rari testimoni del repertorio da ballo ottocentesco del nostro territorio.

Che tipo di distribuzione avete scelto, dopo l’esperienza con l’Audioglobe?

“Doman l’è festa” usciva per Vaggimal Records distribuito Audioglobe mentre “Eviva il mar” è stato gloriosamente cooprodotto con la storica Are Zovo che in questo momento sta preparando una campagna promozionale e distributiva in sintonia con la Contrada. Per ora il nostro disco lo si può acquistare ai concerti.

I vostri contatti per concerti?

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