BOCLE’ BROS. KELTIC PROJECT

“Rock the Boat” Autoproduzione, 2015

Per ciò che mi riguarda, l’evento più “cool” del recente William Kennedy Piping Festival tenutosi ad Armagh nell’Irlanda del Nord a metà dello scorso novembre è stato senz’altro il set di questo quartetto, che in una sala dello Charlemont Hotel ha presentato il suo recentissimo “Rock the Boat”. Ora, in un festival dedicato alla cornamusa lo spettatore medio si aspetta musica tradizionale a fiumi, per quattro giorni dalla mattina alla ……. mattina seguente. Poi una sera, in questa location del Charlemont Hotel, sul palco vengono portati una batteria, un contrabbasso, un set di uillean pipes – e fin qui niente di strano – ed un organo Hammond con annesso vibrafono – e questo è molto strano. La cosa si fa intrigante ed in effetti la musica del quartetto franco-bretone sorprende per l’originalità, la maestria dei musicisti e per una quantità di riferimenti musicali che ti spiazza. Cioè è tutto quello che non ti aspetti. In un festival dedicato alle cornamuse. E questo CD “Rock the Boat” è la lucida testimonianza del concetto musicale ascoltato in quella umida serata irlandese. La tradizione è messa da parte, la musica viaggia tra il rock progressivo ed il jazz più raffinato, temi e soli si rincorrono in tutti i nove brani, se hai amato – e se ami – il suono dell’Hammond e del vibrafono non puoi non sentire il “richiamo” dei Colosseum più jazzistici, e la nitida impronta di grandi maestri come Jimmy Smith o Jack McDuff. E la cornamusa? C’è, eccome se c’è, è un fondamentale quarto della musica: detta i temi e sorprende con gli assoli. E se Roland Kirk suonava la highland bagpipe nel jazz più spinto, allora Loic Blèjean può suonare benissimo – e le suona benissimo – le uillean pipes fuori dai confini della tradizione irlandese. Con lui l’impeccabile Simon Bernier alla batteria, Gildas Boclè al contrabbasso – sempre di grande effetto l’uso dell’archetto nonché la sua cavata – ed il fratello tastierista Jean-Baptiste forma un quartetto che non vediamo l’ora di ascoltare in Italia, magari in un Festival Jazz. Super consigliatissimo.

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