ROD PATERSON

“Smiling Waved Goodbye” – LP Greentrax records, 1988

PUBBLICATO SU FOLK BULLETIN cartaceo, dicembre 1988

Dell’etichetta indipendente “Greentrax” parla a sufficienza il collega Cunich in un’altra recensione in questa stessa rubrica; resta comunque da sottolineare come questa “label” sia una delle realtà più valide del folk della terra di Scozia.

Non recentissima l’uscita di questo “Smiling waved good-bye”, seconda prova solista di Rod Paterson 8la prima era stata “Two hats”, sempre su Greentrax), componente del quartetto Easy Club, già ammirato in Italia qualche anno fa ed autore di tre ottimi ellepì per un’altra “indie” scozzese, la R.E.L. records.

In questa sua prova solistica Rod Paterson può finalmente “liberare” la sua vena compositiva, scrivendo metà dei brani che costituiscono l’album. Sono proprio queste sue composizioni che mantengono alto il livello qualitativo di tutto il disco (senza nulla togliere agli arrangiamenti degli immancabili traditionals), nel quale si respira comunque “aria” di Easy Club, anche per l’importante supporto del chitarrista (o meglio polistrumentista Jack Evans, autore però del brano meno felice dell’intero album (il conclusivo “A wee flingette).

Per coloro che amano il folk swingante degli “Easy” (unico gruppo britannico, dopo i mitici Pentangle, ad unire i ritmi jazz alle melodie folk), ecco l’iniziale “Roll that boulder away”, dove Paterson scandisce il tempo con la chitarra (Django insegna…) e Dick lee ci regala uno splendido “solo” di clarinetto, e la delicata “Flying up to London”, con un “solo” alle scottish small pipes di Hamish Moore. Tra i tradizionali interpretati preferiamo “Dowie dens of jarrow”, brano di ampio respiro che riacquista splendore grazie all’azzeccato arrangiamento.

In definitiva un buon album, che prosegue sulla strada innovatrice intrapresa quattro anni fa dagli Easy Club, fondendo il folk scozzese con i ritmi afroamericani. In America questo incontro ha dato e dà tuttora ottimi risultati grazie soprattutto alle proposte dei gruppi leader, il David Grisman Quintet e lo Stringjazz del contrabbassista Buell Neidlinger. Rod Paterson ha tutte le carte in regola per dare una svolta, alternativa a quella elettrica, al forse troppo statico folk scozzese degli ultimi anni. Buon lavoro, Rod.

Nelle note di copertina ne appare una che ci pare interessante: questo quartetto (Paterson.Lee-Mppre-Evans) sembra essere una formazione stabile ed ha anche un nome: “The picts”, con annesso indirizzo e numero di telefono. Chi vuol intendere, intenda…

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