MUSICHE TRADIZIONALI IN POLESINE

MUSICHE TRADIZIONALI IN POLESINE

MUSICHE TRADIZIONALI IN POLESINE: le registrazioni di Sergio Liberovici (1968)

A cura di Paola Barzan

Squi[libri] Edizioni, Associazione Culturale Minelliana, pp.338 + 3 CD.

Questo dodicesimo volume della preziosa collana degli “Archivi di Etnomusicologia dell’Accademia di Santa Cecilia” pubblicato dalla benemerita casa editrice romana Squi[libri] in coedizione con l’Associazione Culturale Minelliana di Rovigo, è dedicato alle ricerche che Sergio Liberovici – figura cardine della ricerca etnomusicologica e della riproposta della musica popolare oltre che membro dal 1958 al 1962 del collettivo Cantacronache – effettuò nell’aprile del 1968 nel Polesine. Presenta per la quasi totalità la Raccolta 117 conservata nell’Archivio dell’Accademia di Santa Cecilia offrendo una preziosissima prospettiva di questa parte della Val Padana, solo due anni prima colpita dalla funesta alluvione che arrecò moltissimi danni materiali e sociali alle persone ed alle infrastrutture.

Il caso ha voluto che la visita di Liberovici coincidesse con la pubblicazione di un altro importante volume, “Ande, bali e cante del Veneto” di Antonio Cornoldi, frutto di una ricerca durata una vita intera ed indispensabile per lo studio di questa parte della Val Padana. Parte essenziale di questo volume sono tre compact disc: i primi due – complessivamente parliamo di 45 tracce – sono registrazioni della mondina Angela Binatti mentre il terzo – 39 tracce – raccoglie sedute di registrazione nelle località di Calto, Scardovari e Polesine Camerini.

Le trascrizioni sono state curate in modo molto preciso da Chiara Crepaldi ed è presente in fondo al volume anche un piccolo archivio iconografico, ed i saggi, pur mantenendo un carattere rigorosamente scientifico, si leggono con facilità e ci conducono alla scoperta di un mondo legato ai ritmi della terra oramai scomparso.

E’ questo un volume – come gli altri della stessa collana ma posso allargare il concetto a tutte le pubblicazioni della Squi[libri] – con molti “destinatari”: gli appassionati di cultura locale, i musicisti che si occupano dello studio e del recupero della tradizione musicale, gli studiosi e non da ultimi i semplici curiosi – come chi scrive.

Non essendo distribuito in libreria, chi fosse interessato può ordinarlo direttamente alla Squi[libri] sul sito www.squilibri.it

STEFANO VALLA e DANIELE SCURATI “Per dove tu passi”

STEFANO VALLA e DANIELE SCURATI “Per dove tu passi”

STEFANO VALLA E DANIELE SCURATI

“Per dove tu passi”. Film di Davide Bonato, 2013. Durata 80 minuti

Se ogni ente pubblico, o istituzione, del nostro “Bel Paese” finanziasse la realizzazione di documenti visivi e sonori come questo splendido “Per dove tu passi” si realizzerebbe un archivio video – sonoro di un valore immenso; quanti sono i cantori, i musicisti, i gruppi, le tradizioni nascoste nelle valli più lontane, nei piccoli centri d’Italia poco o addirittura mai considerati dai media? Logico che questo video copra la ricchissima ed affascinante area delle 4 Province (in linea di massima tra i territori di Pavia, Alessandria, Piacenza e Genova) ed altrettanto logico che protagonisti del film siano Stefano Valla e Daniele Scurati, prosecutori ed innovatori della tradizione popolare. Il primo – suonatore di piffero e grande cantante popolare – conosciuto ai più per l’avventura dello straordinario ensemble “I suonatori delle quattro province” che ci ha lasciato una perla come “Racconti a colori” del 1993, per il duo con il fisarmonicista Franco Guglielmetti (altrettanto magnifico il loro CD del ’94 per la coraggiosa etichetta francese Silex) e per le sue ricerche etnomusicologiche, il secondo ottimo fisarmonicista: come dice lo stesso Scurati, “la fisa ha sostituito la (corna)musa all’inizio del Novecento, grazie a Giacomo Sala, il passaggio dal mondo modale a quello tonale, contribuendo così anche ad arricchire il repertorio”. Il duo ha a mio avviso il grande merito di mantenere la funzionalità della musica popolare accompagnando la danza, momento di aggregazione tra le persone nei momenti importanti della vita e dell’anno; inoltre il duo tiene un’intensa attività concertistica. Come sottolinea Balma, “questa musica vive di luce propria anche in situazioni dove perde la sua funzionalità”.

Tra momenti musicali, interventi, ricordi personali di Valla e Scurati, di studiosi del calibro Bruno Pianta e Mauro Balma, scene di ballo popolare e molta, molta storia gli ottanta minuti passano velocemente grazie anche alla regia ed all’intelligente montaggio. Alla fine viene voglia di rivederlo, di ri-ascoltare le parole e la musica, ripeto le parole e la musica, anzi vien voglia di far su lo zaino e di partire per “la terra del piffero”, dove non ha mai smesso di suonare.