TOWNES VAN ZANDT “Sunshine Boy”

TOWNES VAN ZANDT “Sunshine Boy”

TOWNES VAN ZANDT

“SUNSHINE BOY – The unheard studio sessions & demo 1971 – 1972”

2CD OMNIVORE RECORDINGS, 2013

PUBBLICATO SUL FOLK BULLETIN, 2013

Me lo ricordo, eccome se me lo ricordo: ero lì, a un metro da lui, un concerto memorabile nei pressi di Verona. Era l’inizio di dicembre, dicembre 1994 intendo, e la notizia di una sua possibile venuta, per di più nel salotto di un amico, si era sparsa tanto che gli aficionados vi si erano precipitati di corsa tanto che sembrava davvero improbabile che l’autore di quel memorabile “Live at Old Quarter, Houston Texas” potesse essere davvero, diciamo così “a nostra completa disposizione”. Come andò? Serata indimenticata, lui era in condizioni ideali, tra amici e fans, tra una tazza di tè e poche parole: due ore di ballate, di storie, tutto quello che aspettavamo. La notizia della sua dipartita, poco più di due anni dopo, ci colse purtroppo non di sorpresa ma ci riempì di tristezza ed il ricordo di quel concerto restò scolpito nei nostri cuori – qualcuno pensò bene anche di registrarlo -, avendo realizzato subito che per una sorta di miracolo per una sera Van Zandt si era lasciato fuori dalla porta tutti i suoi problemi che lo avevano segnato, e che avevano segnato tutta la sua musica.

Ora la “Omnivore” pubblica un doppio CD di inediti, di outtakes provenienti dai primi anni della carriera del musicista texano: il primo CD contiene rare versioni del suo songbook, cover come “Who do you love”, “T for Texas” e la rollingstoniana “Dead Flowers”, nel secondo dei “demos” acustici registrati tra New York e Nashville. Un bel modo di ricordare quanto brillasse la stella del musicista di Fort Worth, e di quanto fosse apprezzato, stimato ed amato dai suoi colleghi e colleghe del mondo della canzone d’autore americana, da Steve Earle a Emmylou Harris, da Guy Clark fino a Merle Haggard e Willie Nelson che nel 1983 portarono in cima alle classifiche uno dei suoi brani più significativi, “Pancho & Lefty”, una canzone che sembra uscita dalle intense e truci pagine della trilogia “di confine” di Cormac McCarthy.

Un bel ricordo: beviamoci un buon bicchiere, riascoltandolo, alla sua memoria.

LINO STRAULINO “Gorai”

LINO STRAULINO “Gorai”

LINO STRAULINO

“Gorai” – LP Autoproduzione, CD Nota Records, 2013

PUBBLICATO SU FOLK BULLETIN – febbraio 2014

Dice l’autorevole Devoto – Oli alla parola “Artigiano”: “Chi lavora a prodotti non in serie, artistici o no”. Sembra scritta a misura di Lino Straulino da Sutrio, questa definizione. Perché la passione, la sua storia personale e l’amore per la musica che tutto pervade ne fanno un nobile artigiano come del resto ne esistono ancora sia nel mondo della musica che in altri e, aggiungo io, per fortuna.

Questo suo recentissimo lavoro “Gorai” è l’esempio di tutto ciò: produzione del CD a cura della Nota, autoproduzione del vinile in 300 copie numerate, arrangiamenti ridotti allo stretto indispensabile, la solita impeccabile tecnica alla chitarra acustica ed ancora una volta grandi capacità a livello compositivo ed intepretativo. Certo, questa è una sola delle sfaccettature del polimorfico musicista friulano, lontana dagli impulsi progressive del nuovissimo “Mutual agreement” ma piantata ben bene nelle radici della sua terra che conosce come pochi altri. Come dimenticare le gemme come “La Munglesa” e “La bella che dormiva”, punti fermi per chi si occupa della rivisitazione del patrimonio tradizionale? Questo Gorai quindi, è una collezione di dodici brani originali, cantati qui in friulano e là in inglese, brani dove emerge dovunque la passione che Straulino mette in ciò che fa: scrivere, esprimere le proprie sensazioni e sentimenti, suonare, limare qui e là fin a quando la canzone è come “deve” essere: semplice, sentita, comunicativa – nonostante la difficoltà per i non “friulofoni” (scusatemi il termine) -, ed allo stesso tempo totalmente “scarnificata” da qualsivoglia orpello. Essenziale. E se non vi basta il brano d’apertura “As a tree”, allora gustatevi “Tal fret di Londre”, “L’albe” o ancora “Sore sere”. Ancora non basta? Ma siete incontentabili allora!