JORDI SAVALL “La Lira D’Esperia Volume 2”

JORDI SAVALL “La Lira D’Esperia Volume 2”

JORDI SAVALL – PEDRO ESTEVAN

“LA LIRA D’ESPERIA II” – Alia Vox Records, 2014

Beh, ne è passato di tempo dal 1996, anno in cui il violista catalano Jordi Savall sorprendeva tutti pubblicando coraggiosamente un lavoro dedicato alla lira d’Esperia, antichissimo strumento la cui invenzione – almeno nella sua forma primitiva – è attribuita dalla mitologia ellenica al dio Apollo. Lo fa ancora una volta assieme al fidatissimo percussionista Pedro Estevan, compagno del violista catalano in mille avventure e capace di dare un apporto fondamentale – con i suoi, tocchi, le sue coloriture, la sempre indovinata scelta delle percussioni – a questa affascinante musica che ci fa ritornare alle origini della musica di matrice tradizionale.

Se anche in questo secondo episodio Savall utilizza la ribeca, il rebab moresco e la viella tenore, quello che lo diversifica dal primo è la scelta del repertorio, per la maggior parte ricavato dalla musica tradizionale di una sola regione spagnola, la Galizia. Le fonti sono naturalmente la tradizione orale – ma Savall avrà anche ascoltato i numerosi e validissimi ensemble galleghi di folk – revival – ed i manoscritti della monumentale opera promossa nel Tredicesimo secolo da Alfonso X° “El Sabio”, le “Cantigas de Santa Maria”, in particolare degli strumentali che abbondano in questa raccolta, una collezione di “field recordings” ante – litteram effettuate da artisti, scrivani, poeti e musicisti dell’epoca nei villaggi e nel contado della Galizia medioevale.

Il repertorio naturalmente spazia perciò dalle “Istampite e Rotte” ai “Salterelli”, dalle “Padeirada” alla “Panxolina” fino alle melodie dei canti de “Cjego” e di “Espedida” (qui il percussionista è David Mayoral) che chiudono questa meravigliosa, impeccabile e rigorosa registrazione, prezioso scrigno sia per i cultori della musica celtica galiziana sia per quelli di musica antica. Un’ottima occasione per proiettarsi con la mente in un periodo storico ingiustamente considerato a lungo oscuro buio e privo di interesse storico – culturale.

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