GOITSE “Tell tales and misadventures”

GOITSE “Tell tales and misadventures”

GOITSE

“Tall tales & misadventures” – Autoproduzione, 2014

L’Irlanda è uno dei pochi Paesi europei nei quali si perpetua da secoli il culto della tradizione popolare: nello studio storico – anche della strumentazione -, nello studio di manoscritti e di antichi testi, nella ricerca sul campo dei portatori originali, nella riproposizione dell’antico repertorio e nella scrittura di nuove melodie, danze e testi sempre nel solco della cultura popolare. Il quintetto Goitse di Limerick, giunto con questo al terzo CD dopo l’omonimo del 2010 e Trasformed di due anni dopo prodotto da Donal Lunny, si innesta alla perfezione in quest’ultimo filone, scrivendo ed arrangiando “nuova musica irlandese” di grande livello considerata anche la giovane età dei componenti: Aine McGeeney al violino ed alla voce, Colm Phelan alle percussioni, Conal O’Kane alle chitarre, James Harvey al banjo e mandolino ed infine il fisarmicista Tadhg O’Meachair.

Ci sono le ballate, ci sono sono le arie di danza e ci sono delle ………. sorprese come il medley “Trip to Dixie / Bate’Coxa”, viaggio tra il Sud degli States ed il Brasile di Marco Pereira, straordinario chitarrista compositore che ha appunto scritto la seconda parte del medley. Oppure l’omaggio alla compianta cantante dei La Lugh Eithne Ni Uallachain: l’interpretazione di un suo brano, “Ta Sé ‘Na Là” dal repertorio appunto dei La Lugh di Eithne e del violinista Gerry O’Connor, una band che ha lasciato un profondo segno nella musica irlandese degli ultimi due decenni e che andrebbe riscoperta. Mi infine permetto di segnalarvi, per la loro bellezza ed intensità altre due tracce, “619” composta da James Harvey con il violinista ed il banjo che duettano ed il medley “Well Bill / The Rocky Town Light / Miller of Drohan” che ci “racconta” (il virgolettato è d’obbligo visto che si tratta di uno strumentale) delle bellezze di una località sul lago Michigan.

Hanno scritto e detto che questo gruppo è il futuro della musica tradizionale o di matrice popolare irlandese. Modestamente concordo.

http://www.goitse.ie

SUONI RIEMERSI: MARI BOINE PERSEN “Gula Gula”

SUONI RIEMERSI: MARI BOINE PERSEN “Gula Gula”

MARI BOINE PERSEN

“Gula Gula” – Real World, 1991

PUBBLICATO SU FOLK BULLETIN cartaceo, febbraio 1991

Si può proporre musica etnica – anche di aree tradizionalmente lontane e poco accessibili – salvaguardando allo stesso tempo gli stilemi e introducendo suoni “moderni” per avvicinare il grande pubblico a queste forme musicali? La risposta, soggettiva. È a mio avviso racchiusa in questo Gula Gula, straordinario lavoro della cantante lappone Mari Boine Persen e pubblicato dalla sempre più intelligente e sorprendente Real World di Peter Gabriel. La Lapponia, come certamente saprete, è un territorio politicamente non definito compreso tra Norvegia, Svezia, Finlandia e Unione Sovietica, il cui popolo – minoranza etnica in tutti questi Stati “sovrani” – sopporta da molto tempo una condizione di inferiorità all’interno di queste società “avanzate”. Mari Boine Persen canta questa inferiorità componendo canzoni che seguono rigorosamente lo stile del suo popolo riproponendo suoni antichi con la sua espressiva e dolcissima voce nordica e attraverso strumenti tradizionali, ed inserendo allo stesso tempo suoini di culture diverse (e di tempi diversi) senza comunque stravolgere mai l’operazione di riproposizione; che. Dopo numerosi ascolti, mi ha convinto a considerare questo “Gula Gula” una delle migliori produzioni etniche dell’appena trascorso 1990 come “Rosenfole” della norvegese Agnes Buen Garnas lo era stato per il 1989. Segnalare i brani più significativi, al solito, è impresa ardua, ma l’iniziale “Gula Gula” (ripresa anche dal sassofonista norvegese Jan Garbarek nel suo ultimo e bellissimo disco) o la struggente “Duinne” (con la sottile chitarra di Eivind Aarset) ci sembrano doverosi di citazione.

Un altro centro quindi per la Real World, etichetta che in pochi anni di vita sta imponendosi per la qualità (e non per la quantità, una volta tanto), delle produzioni, sopravanzando altre case discografiche fossilizzate sulla produzione di musica etnica “archeologica”, utile certamente per lo sparuto gruppo di sttudiosi ma inavvicinabile per la massa del pubblico, alla ricerca oggi come mai di musiche “nuove”.