WISE ONE “Omonimo”

WISE ONE “Omonimo”

WISE ONE

“Omonimo”, AUTOPRODUZIONE, 2015

Anche se questo CD è stato pubblicato quasi un anno fa, ritengo sia opportuno parlarne ancora per diversi motivi. Intanto per ribadire – lo avevamo lungamente presentato a Radio Popolare Verona nella mia trasmissione IL DIAPASON: SUONI DAL PIANETA TERRA – la bellezza e l’intensità della musica del trio composto da Enrico Breanza (chitarra), Gianni Sabbioni (contrabbasso) e Cesare Valbusa (batteria): si tratta di cinque composizioni originali di Breanza e di due rivisitazioni di John Coltrane e Ralph Towner (rispettivamente “Resolution” e “Celeste”). E come avrete l’opportunità di verificare durante l’ascolto (se volete potete contattare Enrico Breanza su Facebook per acquistarne una copia), la musica è veramente interessante, c’è una grande affinità ed intesa tra i “nostri”, ne risulta un sofisticato ed emozionante jazz che non può non avere riferimenti con le migliori produzioni di quella famosa etichetta di Monaco di Baviera………….

D’altro canto questo è un progetto che ahimè non sembra avere un futuro, e qui tocchiamo un tasto dolente, visto che – per quanto ne so io – Breanza si sta dedicando anima e corpo ad un progetto solista mentre Sabbioni e Valbusa sono impegnati su vari fronti musicali. Forse i motivi sono la mancanza di concerti, l’assenza di un vero circuito jazz che promuova gruppi come questo, i grandi Festival Jazz che troppo spesso fanno riferimento alle solite agenzie artistiche, o forse – o soprattutto? – la poca convinzione nel promuovere i propri – spesso splendidi lavori – fuori dalle mura veronesi come meriterebbero.

Ad esempio penso davvero che trovare un’etichetta seria che promuova questo “Wise One”, darebbe ulteriore entusiasmo e grinta a scrivere ed arrangiare nuova e bellissima musica come questi “Magnifici 7” brani. Io in questo trio ci credo ancora….

DALLAHAN “When the day is on the turn”

DALLAHAN “When the day is on the turn”

DALLAHAN

“WHEN THE DAY IS ON THE TURN”, AUTOPRODUZIONE, 2014

PUBBLICATO SU FOLK BULLETIN, febbraio 2015

Sono assieme da poco più di un anno e mezzo ed hanno già saputo accattivarsi le simpatie del pubblico e gli apprezzamenti della critica musicale. Vengono dall’Irlanda i cinque Dallahan, e grazie al decennale fiuto di Gigi Bresciani di Geo Music iniziano ad essere conosciuti anche nel nostro Paese, sempre pronto ad accogliere i nuovi gruppi di matrice celtica ma capace anche di riconoscere la qualità degli stessi, qualche volta non sempre elevata.

Questo naturalmente non è il caso dei Dallahan. Basta ascoltare questo loro magnifico lavoro d’esordio “When the day is on the turn”, un altro bell’esempio di quella che a me piace chiamare la Nuova Musica Irlandese. Si naviga “of course” nel solco della tradizione, ma oltre a questo c’è la capacità di scrivere nuove composizioni e quella di “infiltrare” ritmi e suoni di altre “dove”. Il brano omonimo è un medley di due danze e di una ballata cantata da Jack Badcock con un invidiabile equilibrio sonoro, e “Spicy Shoes” ha quel certo ritmo swingante e “quel” mandolino che appare come una delle migliori e fedeli re-incarnazioni della Dawg Music di grismaniana memoria, per non parlare delle “Maggie’s Jigs” che ci riportano alla migliore Irlanda musicale.

Certo, la musica dell’Est Europa aveva già fatto la sua comparsa in quella irlandese molti anni fa con i sublimi Planxty (grazie ad Andy Irvine) ma in “The chosen and the true volt” la melodia transilvanica è così bene nascosta dal testo inglese e dall’arrangiamento che sembra in effetti un tradizionale irlandese, mentre “Sun Dog” è la metamorfosi tra una nuova composizione di Jani Lang ed un altro tradizionale magiaro. Forse per questo devono anche ringraziare la frequentazione di Balogh Kalman, ma i ragazzi ci hanno messo parecchio del loro per essere originali e per confezionare uno dei più intelligenti dischi di matrice celtica di questi ultimi tempi.

Se in voi arde il sacro fuoco della Keltia musicale, questo gruppo fa per voi. Ballate gente, ballate.