GHETONIA

“Riza” CD + DVD, Irma Records, 2009

PUBBLICATO SU FOLK BULLETIN, ottobre 2009

Assaporando questo intrigante “Riza” dei griko-pugliesi Ghetonia, abbiamo nuovamente rivissuto le stesse emozioni di quando ascoltammo per la prima volta “Veranda” di Riccardo Tesi.

Non per la vicinanza geografica o per l’affinità musicale ma per il concetto di base, il progetto: assorbire dal territorio la cultura e rielaborarla presentando nuove composizioni mantendendone i suoni, la lingua, i ritmi della tradizione accanto alla musica, alle esperienze personali vissute dai musicisti: non riproposizione quindi, ma creazione di una musica popolare nel senso più vero del termine, quello che lega gli autori al passato mantenendo ben fisse le radici, le “Riza” alla terramadre.

Per il gruppo di Licci non deve essere facile “sopravvivere” in un mondo musicale dove il fenomeno della pizzica è “forse” un tantino sovraesposto; la loro è una musica che va ascoltata più e più volte in tutta la sua bellezza, dove la danza salentina per autonomasia vi appare di sfuggita, e dove invece emergono prepotentemente i sapori ed i colori dell’Adriatico, oltre a numerosi e talvolta sorprendenti spunti più legati al jazz dovuti ai fiati. Protagonista dei temi a danza è lo straordinario talento di Admir Shkurtaj, fisarmonicista e compositore mentre i fratelli Cotardo (Salvatore alle ance e Antonio al flauto) sono gli autori della maggior parte dei brani registrati, e la voce “vissuta” ed espressiva di Roberto Licci contribuisce in modo fondamentale alla riuscita della musica. Sette i musicisti coinvolti nel progetto, ma la musica “regge” perfettamente anche – come si è sentito di recente a Verona – in formazione più ridotta, in trio con Licci ed i fratelli Cotardo; anzi forse in questa dimensione si apprezza maggiormente l’essenza di questo “Riza”.

Del resto, bastano pochi minuti (cinque e due secondi per la precisione) per rendersi conto della qualità del progetto, ovvero la durata del brano di apertura, quel “Luna otrantina” di Caterina Durante che ci racconta del mare otrantino, di pescatori, di saraceni; un’ipotetica colonna sonora – e spero non me ne vogliano Roberto Licci ed amici – per i racconti scritti in laguna veneziana da un certo Ugo Pratt ambientati in mari lontani come “La ballata del mare salato”. Provare per credere, diceva quel tale…….