SARAB DUO – “Sarab”

SARAB DUO – “Sarab”

SARAB DUO

“Sarab” – Autoproduzione, 2015

Roberta Stanco, viola da braccio e Hamza Laouabdia Sellami,‘ud, sono i due protagonisti di questo bel lavoro che li vede all’esordio come Sarab Duo. Siciliana lei, algerino lui, hanno respirato nella loro vita l’aria fertile della cultura mediterranea per poi incontrarsi in quel di Verona a costruire questo progetto interessante per molti aspetti.

Senza soffermarmi sulla loro indiscussa preparazione musicale (Hamza ad esempio è conosciuto come suonatore di liuto arabo ma è violinista e mandolinista provetto) mi piace piuttosto parlarvi della loro musica qui presentata: sei composizioni originali di Hamza Sellami che, se da un lato si staccano dai luoghi comuni delle rispettive culture musicali, dall’altro ne sono permeate costruendo così un affascinante suono che spinge l’ascoltatore a viaggiare in luoghi e spazi immaginari, grazie anche ai raffinati arrangiamenti che fanno risaltare la bravura e l’inteplay dei due interpreti: suonare musiche “scritte” lasciando volutamente l’improvvisazione – uno dei cardini della musica per liuto arabo – a dovuta distanza, è uno dei punti fissi di questo bel progetto.

I suoni antichi della viola da braccio e dell’oud che interpretano musica composta oggi: una sfida che altri hanno raccolto e vinto realizzando un ponte sonoro, dando senso e continuità agli stessi strumenti, non più usati solo per interpretare antiche musiche ma calati nelle sensibiltà di autori che vivono nella nostra stessa epoca.

Come detto questa è un “signor” biglietto da visita del Sarab Duo, un’autoproduzione che sarà seguita – almeno così ci auguriamo – dall’effettivo esordio discografico di Roberta Stanco e Hamza L. Sellami: una produzione con un’etichetta con un’adeguata distribuzione nel purtroppo asfittico mercato discografico italiano, oppure sfruttare al meglio il “crowfunding” che all’estero – ed in molti casi anche nel nostro Paese – consente a musicisti indipendenti di realizzare serenamente e quindi al meglio delle possibilità tecniche e “mentali” i personali progetti musicali. Cercateli su YouTube e sui social network(s) e procuratevi questo CD, o ancora meglio, andate ad assistere ai loro concerti: ne vale la pena.

Ma attenzione, in Francia esiste un Duo Sarab, oud e violoncello, con un simile progetto. Concedetemi la battuta, l’originale è qui da noi.

DAVID BROMBERG “Use Me”

DAVID BROMBERG “Use Me”

DAVID BROMBERG

“Use me” – Appleseed Records, 2011

PUBBLICATO DA FOLK BULLETIN MAGAZINE, DICEMBRE 2011

 Poco più di due anni fa avemmo finalmente l’occasione di ascoltare dal vivo David Bromberg, un’attesa direi trentennale, ed alla fine del bellissimo concerto vicentino la riflessione degli amici presenti suonava come “Bene, stasera ci ha fatto ascoltare una splendida scaletta, sintesi della sua carriera, ma adesso? Sarà il caso che riparta da qui, per il futuro”. Oggi abbiamo la risposta a questa riflessione, un disco completamente nuovo, una ripartenza con i fiocchi che restituisce il chitarrista di Philadelphia al gotha della musica americana. Il “vizio” di circondarsi di collaboratori a dir poco di lusso, il “nostro” non l’ha perso, per fortuna: se un tempo erano i Grateful Dead piuttosto dell’Olimpo del folk revival d’oltreoceano (ci riferiamo ai vari Norman Blake, Jay Ungar, Tut Taylor o Vassar Clements e Kenny Kosek), oggi sceglie Levon Helm, Keb’ Mo’, Dr. John, John Hiatt, Linda Ronstadt e nientemeno che i lupi del barrio ovvero i Los Lobos che confezionano dei “cammei” che vanno ad impreziosire ancor più questo nuovo lavoro.

“Use me” si ascolta con grande piacere, è una festa per le orecchie ascoltare questi undici brani, ognuno dei quali ci regala le sfaccettature più diverse dell’universo musicale “bromberghiano”; dal r’n’b di “You don’t wanna make me mad” composta da Mac Rebennack al rock blues di “Tongue” con Larry Campbell alla chitarra, dalle atmosfere intrise di Messico di “The long Goodbye” fino al jazz blues acustico (chitarra e contrabbasso) di “It’s just a matter of time”.

David Bromberg già molti anni fa aveva indicato la sua strada fatta di musica permeata di ogni possibile stile americano, una sorta di crogiuolo nel quale diventa anche divertente scoprire i pezzi di questo puzzle. Oggi riprende questa strada, rimanendo fedele a se stesso e facendo felici i suoi vecchi estimatori, cercando anche di farsi apprezzare dalle nuove generazioni.

Chiaro che a questo punto la voglia di sentire Bromberg dal vivo con la sua band sale vertiginosamente. Speriamo accada presto.